Cassio Dione
Storia romana LIV, 22.1-5
1) Nel frattempo [15 a. C.] Druso e Tiberio portarono a compimento le seguenti imprese. I Reti, che abitano a metà fra il Norico e la Gallia, a ridosso delle Alpi Tridentine che sono rivolte dalla parte dell'Italia, cominciarono a fare delle incursioni in molti dei territori della Gallia che confinavano con i loro, e depredavano anche parte dell'Italia; inoltre, danneggiavano i Romani o gli alleati di questi ultimi che passavano per il loro territorio. 2) Non si limitarono però a questi atti, che parevano consueti per popolazioni che non avevano accettato alcun patto, ma uccidevano persino tutti i maschi che c'erano tra i loro prigionieri, non solo quelli già nati, ma anche quelli che si trovavano ancora nel ventre delle donne, scoprendone il sesso in base ai responsi oracolari. 3) Per queste ragioni, dunque, Augusto inviò contro di loro Druso, il quale in breve tempo mise in fuga quella parte di loro che lo avevano fronteggiato nei pressi delle montagne Tridentine, e grazie a questa azione ottenne il rango pretorio. Successivamente, quando i Reti vennero cacciati dall'Italia ma continuavano a stazionare in Gallia, il principe inviò anche Tiberio. 4) Entrambi, dunque, invasero la regione in più punti con un'azione congiunta, sia guidando le spedizioni personalmente che facendo ricorso ai luogotenenti; Tiberio con delle imbarcazioni attraversò anche il lago [di Costanza], e con questa tattica, scontrandosi con loro separatamente, li gettarono nello scompiglio e sconfissero senza difficoltà non solo coloro che si spingevano continuamente all'attacco, dal momento che le loro fila erano smembrate, ma catturarono anche i rimanenti […]. 5) E poiché la loro popolazione offriva abbondanza di maschi e sembrava che progettassero una rivolta, deportarono la maggior parte dei loro elementi più forti, lasciando sul posto un numero di abitanti appena sufficiente per popolare la terra, ma tale da rendere impossibile una rivolta. [Trad. di A. Stroppa ]
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