Cassiodoro
Variae I, 11 [a. 507-511]: Il re Teoderico a Servato, comandante delle Rezie
E' opportuno che tu mostri una condotta adeguata alla carica di cui sei titolare, facendo in modo di non tollerare violenza alcuna nella provincia che governi, ma che piuttosto ogni cosa vi avvenga secondo quella giustizia su cui il nostro potere alligna e prospera. Per questo motivo, spinti dalla supplica di Moniario, ti comunichiamo la nostra augusta decisione, e cioè che tu accerti se risponde al vero che i Breuni, agendo irragionevolmente, hanno portato via i suoi servi; si dice che quelli, con la loro lunga consuetudine alla vita militare, minaccino in armi i civili, e pertanto rifiutano di obbedire alla legge; proprio perchè sono sempre pronti all'azione e al combattimento, diventa difficile per loro, che in certo qual modo combattono continuamente, mantenere correttezza e misura di comportamento. Pertanto, eliminata ogni prepotenza, che potrebbe derivare da un'eccessiva confidenza nel proprio valore, procurerai che venga restituito senza indugio quanto reclamato: non deve accadere che un supplice finisca con l'odiare il suo successo, a causa dei danni derivati da un comportamento dilatorio.
Variae II, 17 [a. 507-511]: Il re Teoderico agli onorevoli possidenti, patroni e decurioni della città di Trento
Non vogliamo che la nostra generosità arrechi danno ad alcuno, e che ciò che viene concesso all'uno sia fatto a spese dell'altro. Pertanto, con la presente decisone autoritativa vi rendiamo noto che, relativamente alla quota che per nostra liberalità abbiamo concesso al presbitero Butilano, nessuno deve addossarsene il pagamento; anzi, vi accorgerete che, nel versamento delle vostre imposte di un terzo, avrete uno sgravio pari all'ammontare complessivo in solidi di quella quota. Non vogliamo dunque che vada a carico di alcuno quanto abbiamo per nostra benevolenza condonato a un altro, affinchè non avvenga - il che è improponibile - che il favore fatto a un benemerito incolpevole si risolva in una perdita per altri.
Variae III, 48.1-4 [a. 507/511]: Il re Teoderico a tutti i Goti e i Romani insediati nei dintorni della fortezza Verruca
1. Le previdenti disposizioni di noi che regniamo devono essere di soddisfazione per tutti, qualora avvenga che ci vediate offrirvi spontaneamente ciò che avreste dovuto chiedere. Infatti, nelle vicende umane, che cosa è più utile dell'agire sempre con prudenza, la quale o è indispensabile, oppure non è mai troppa? Perciò abbiamo dato disposizione a Leodefrido, il nostro funzionario locale, affinchè sotto il suo controllo costruiate delle abitazioni nella fortezza Verruca, la quale trae appropriatamente il nome dalla sua posizione. 2. Si tratta infatti di un rilievo roccioso che si innalza tondeggiante in mezzo alla piana, con pareti sporgenti e scoscese, senza vegetazione; un'intera montagna che sembra quasi una torre, con la base più stretta della sommità, e che proprio come un enorme fungo si allarga nella parte superiore e si assottiglia in quella inferiore. E' un bastione che non richiede difesa e non teme assedio, dove né chi attacca può osare nè chi vi è rinchiuso deve temere alcunchè. Lo lambisce l'Adige, nobile tra i fiumi, con la piacevole purezza dei suoi flutti, che gli offre sicurezza e decoro. Si tratta di una fortezza quasi unica al mondo, che tiene le chiavi della provincia, e che a ragione è considerata importantissima, giacchè è evidentementeposta a contrastare le genti barbare. 3. Chi non desidererebbe abitare questo invidiabile bastione, che offre una sicurezza straordinaria, e che perfino ai forestieri piace visitare? E anche se, grazie all'aiuto divino, al presente possiamo ritenere la provincia sicura, nondimeno è comunque prudente fare attenzione anche a ciò che non si pensa possa avvenire. 4. Le opere di difesa devono sempre essere preparate in tempi tranquilli, perché quando appaiono necessarie, allora le si compiono malamente. […]
Variae V, 9 [a. 523/526]: Il re Teoderico ai possidenti di Feltre
1. Ciò che è di comune necessità deve essere compiuto con l'impegno di molti - giacché non è opportuno che pochi si facciano carico di ciò che può evidentemente tornare di vantaggio a parecchi - affinchè le disposizioni regie non si invischino perdendo efficacia, come avviene se l'utile comune è affidato a chi non è in grado di compierlo. Con la nostra autorità stabiliamo pertanto che si costruisca un centro abitato nel territorio di Trento. 2. Poiché tuttavia la modestia di risorse della regione non può farsi carico un'impresa di tale portata, la nostra sollecita cura ha previsto che, dietro corresponsione di congrue ricompense, voi tutti, che siete uniti a loro dalla vicinanza, provvediate in comune all'erezione delle opere murarie, sicché, grazie a un aiuto commisurato, possa essere più agevolmente portata a termine un'opera che potrebbe risultare impossibile per pochi: si dispone pertanto come condizione che nessuno si sottragga a questi obblighi, dai quali neppure la sede imperiale è esentata.
Variae, VII, 4 [s.d.]: Formula di nomina per il ducato delle Rezie
1. Benchè la dignità delle cariche più alte sembri essere una sola per tutte, e fra queste la distinzione sia determinata da null’altro fuorchè dalla loro durata, tuttavia, soppesate attentamente le circostanze, appare grande la fiducia che si ripone in coloro ai quali vengono affidate le popolazioni di confine, giacché non è la stessa cosa amministrare la giustizia in regioni tranquille, e occuparsi invece di genti di cui diffidare, in zone dove non ci si limita ad attendersi dei comportamenti colpevoli, ma anche degli attacchi militari, e dove non risuona soltanto la voce dell’araldo, ma spesso squillano prepotenti le trombe di guerra. 2. Infatti le Rezie sono i bastioni dell’Italia e le barriere della provincia: riteniamo che a ragione vengano chiamate così, dal momento che si propongono come reti da trappole contro le genti barbare più feroci e selvagge. Là infatti il loro assalto viene bloccato, e la loro furia tracotante viene trafitta di dardi. Così le aggressioni di quelle genti sono le vostre partite di caccia, e divertendovi svolgete un compito che sapete di avere più volte compiuto con successo. 3. Pertanto, essendo informati delle tue capacità e delle tue forze, ti affidiamo il ducato delle Rezie per la durata dell’attuale indizione, affinchè tu vi comandi le truppe anche in tempo di pace e con quelle tu percorra i nostri confini perlustrandoli con la consueta vigile attenzione; infatti ti rendi conto che il compito a te assegnato non è da poco, dal momento che la sicurezza del nostro regno è affidata alla tua solerte vigilanza. Lo farai dunque in modo tale che i soldati sotto il tuo comando convivano con gli abitanti della provincia rispettando le leggi, e che colui che sa di essere armato non diventi prepotente, poiché lo scudo difensivo costituito dal nostro esercito deve garantire la tranquillità dei Romani. Proprio per questo quelli sono stati posti accanto a loro, affinché all’interno si possa godere di un’esistenza resa più piacevole dalla sicurezza e dalla libertà. 4. Per questi motivi, mostrati rispondente alla nostra scelta, rendendoti a noi gradito con la tua fedeltà e il tuo zelo; non accoglierai i barbari senza un attento esame, e non lascerai che i nostri si spostino presso le genti barbare senza vagliarne le motivazioni. Il ricorso alle armi diventa un’esigenza più sporadica, quando si sa che ciò che è stato procurato col furto può essere trattenuto. Potrai effettivamente fare tuoi i privilegi connessi con la tua carica attenendoti alle nostre disposizioni.
Variae, X, 27 [a. 535/536]: Il re Teodato al Senatore [Cassiodoro] prefetto del pretorio
1. Chiunque si premura di venire in qualche modo in aiuto dei contribuenti non pare fare dei regali, bensì restituirli. Che cosa c'è infatti di più giusto del dare a chi chiede ciò che egli stesso ha notoriamente procurato col proprio lavoro? Si affidino pure alla carità gli oziosi; ma non l'agricoltore, che è destinato a soffrire di fame in futuro, se non lo si soccorre quando se ne presenta la necessità. 2. Orbene: è noto che nella Liguria laboriosa e nelle Venezie fedeli sono state accantonate provviste dai campi; ma ora escano dai granai, giacché è veramente un'empietà che dei coltivatori privi di mezzi soffrano la fame quando i magazzini sono stracolmi. E pertanto l'illustre eccellenza vostra, la cui carica è stata prevista proprio perché abbia la possibilità di saziare la popolazione con le provviste accantonate, ordinerà che, in favore di quei Liguri di cui è nota la condizione di indigenza, sia detratta dai granai di Pavia e di Tortona la terza parte delle scorte di frumento, al prezzo di un solido per venticinque moggi. 3. Farete ugualmente in modo che ai Veneti sia data, al prezzo già indicato sopra, la terza parte delle scorte dei granai di Treviso e di Trento, affinchè la nostra augusta autorità mossa a compassione possa fare elargizioni con quella generosità che sa essere stata esercitata nei suoi confronti. Pertanto, dunque, impiegate in codeste distribuzioni uomini di tal fatta che la nostra benevolenza possa ricadere proprio su coloro che non sono in grado di alimentarsi con le loro forze.
Pagine collegate:
Trento - Fra tardo antico e medioevo. (cap. 7)
Trento - Fra tardo antico e medioevo. (cap. 8)