Isola di s. Andrea – Lago di Loppio (Mori)
La scoperta
Il Lago di Loppio: Il sito archeologico è situato nel comune di Mori, in località Loppio, dove un tempo sorgeva un lago alpino di notevole bellezza, mentre oggi restano paludi discontinue, su cui si stagliano radi alberi. Lo svuotamento del Lago di Loppio è dovuto ai lavori effettuati negli anni 1939-40 e 1954-1959 per la costruzione del canale artificiale sotterraneo che scarica l’acqua dell’Adige nel Lago di Garda, moderando le piene del fiume; il canale, intaccando la falda freatica del Lago di Loppio, ne ha causato l’alterazione. Il mutamento del paesaggio non ha tuttavia diminuito l’importanza naturalistica del luogo, che dal 1987 è biotopo tutelato. L’inizio delle ricerche: Particolarmente frequentata nel tempo è stata l’isola di S.Andrea, nel Lago di Loppio, dove è localizzato il sito archeologico. Segnalazioni della presenza degli antichi sull’isola si ebbero fin dal secolo XIX; ritrovamenti occasionali, tra cui frammenti di vasellame di epoca romana e resti di una sepoltura con corredo (balsamario in vetro), risalgono al 1987 e al 1990. Gli scavi ad opera della Sezione Archeologia del Museo Civico di Rovereto – tuttora in corso – iniziarono nel 1998 e furono preceduti, nel 1992 e nello stesso 1998, oltre che da vari sopralluoghi, da indagini di tipo geofisico e geoelettrico, che avevano evidenziato alcune anomalie nel sottosuolo.
La struttura e la tipologia:
L’indagine archeologica interessa tre settori: il primo si trova sul lato Nord-orientale dell’isola (settore A) e include tracce di capanne e due edifici in muratura, che si affacciano su una strada inghiaiata (via glareata). Un altro settore è nell’area meridionale (settore B), dove è stato trovato un terzo edificio sventrato durante la Prima Guerra Mondiale per costruirvi un rifugio. Infine, la zona centrale (settore C) - il punto più elevato dell’isola - è area sacra e ospita la chiesa romanica di S.Andrea, impostata su di una necropoli più antica. Altrove, in aree del sito non ancora scavate, sono stati riconosciuti un probabile quarto edificio (zona Nord dell’isola) e resti di mura, anche di mole notevole (margine Ovest).
Le fasi cronologiche
Le capanne della fine del V secolo (settore A)
Sotto al primo degli edifici studiati nel settore A, sono state evidenziate dagli archeologi tracce di un insediamento di capanne in legno, che sulla base dei reperti mobili appare databile alla fine del V secolo o all’inizio del VI secolo d.C. Quel che rimane sul terreno di queste strutture deperibili sono strati di calce e ceneri, buche di palo e focolari con piano in laterizi: indizi modesti che tuttavia all’occhio allenato dell’esperto acquistano grande valore storico. Accanto ai resti di capanne, nel corso delle campagne del 2004 e 2005 sono stati messi in luce anche alcuni muri appartenenti a edifici di piccole dimensioni, la cui natura e datazione appaiono per il momento difficili da determinare.
L’insediamento in muratura (settori A e B)
Le capanne furono presto sostituite dagli abitanti del luogo con ben più solidi edifici in muratura, dalle pareti costruite con pietre e ciottoli di varia misura e di materiale diverso (calcare, dolomia, porfido, micascisto), disposti in modo irregolare e legati con malta di calce grossolana; in alcuni casi all’interno dell’edificio sono ancora visibili resti d’intonaco acromo. I muri di questi fabbricati, che andarono a sovrapporsi ai piani delle capanne e in parte a inglobare i resti murari precedenti, erano edificati direttamente sulla roccia, ma, dove il terreno, scendendo verso il lago, si faceva più ripido, venivano provvisti di fondamenta. L’edificio I del settore A, sul lato rivolto verso il lago, ha anche quattro potenti contrafforti di sostegno. Nei fabbricati del settore A sono state trovate in posto due soglie in calcare di reimpiego, cioè prelevate da un edificio più antico, ormai in disuso, che doveva trovarsi in zona. Le piante degli edifici che è possibile ricostruire sono rettangolari o trapezoidali e la superficie va dai 45 ai 60 mq. La tipologia dei materiali rinvenuti all’interno e la presenza di resti di focolare permettono di ipotizzare per questi fabbricati un uso domestico. I focolari scoperti nell’edificio del settore B, tuttavia, potrebbero anche far pensare a una funzione produttiva e artigianale. Sempre sulla base dei materiali è possibile datare l’insediamento tra la prima metà del VI secolo e l’inizio del VII secolo.
Insediamento fortificato voluto da Teodorico e castrum longobardo?
Per la datazione, la posizione geografica e la tipologia d’abitato, l’insediamento di Loppio potrebbe essere stato uno dei nuclei abitativi con massicce strutture difensive (in latino, castra), che tra il 507 e il 511 il re Teodorico – riprendendo una tendenza locale che si era sviluppata fin dall’età tardo romana (V secolo) – ordinò di costruire, per offrire alla popolazione una valida difesa in occasione dei frequenti attacchi da parte di invasori transalpini (Cassiodoro, Variae, III, 48). La presenza di gente armata nella popolazione maschile che abitava l’Isola di Sant’Andrea è in effetti indiziata dal ritrovamento di alcuni oggetti appartenenti alla sfera militare: le borchie di fodero e il frammento di scramasax (spada corta a un solo taglio usata dai Longobardi, ma prodotta anche nella Roma bizantina) potrebbero essere testimonianza del passaggio di Bizantini e Longobardi, popoli che controllarono il territorio trentino dopo i Goti di Teoderico e ne ereditarono la necessità di difenderlo contro ulteriori incursioni straniere. Il sito di Loppio potrebbe essere stato uno dei castra longobardi occupati e distrutti dagli invasori franchi nel 590 (Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, III, 31), forse il castrum Bremtonicum, che a tutt'oggi non è stato ancora identificato con esattezza sul territorio.
La tomba a enchytrismos
Nel settore A, lungo il muro perimetrale e accanto a uno dei contrafforti dell’edificio I, è stata trovata una tomba a enchytrismos. Il termine è greco e indica la sepoltura di un feto o un nato prematuro all’interno di un contenitore fittile. E’ un tipo di sepoltura diffuso presso i popoli mediterranei, e nel VI-VII secolo era utilizzato soprattutto in area bizantina: quella di Loppio è la prima tomba a enchytrismos scoperta nell’arco alpino orientale. Il luogo in cui è avvenuto il ritrovamento è detto in latino suggrundarium, che significa letteralmente “tettoia”, ma che per i Romani era anche il sepolcro di bambini morti prima di aver compiuto quaranta giorni. Per la sepoltura di Loppio era stata utilizzata un’anfora di Gaza, così chiamata dal nome della città in cui era generalmente prodotta, e detta Late Roman Amphora 4 nella classificazione convenzionale formulata dallo studioso J.A. Riley. La sua forma permette di collocarla cronologicamente nella prima metà del VI secolo. In Trentino anfore di questo tipo, che venivano utilizzate per l'importazione del vino prodotto in area palestinese, sono state ritrovate soltanto a Trento.
L’area sacra: la necropoli e la chiesa romanica di S. Andrea (settore C)
Contemporanea ai tre edifici in muratura è la necropoli scoperta nel settore C, sotto ai resti della chiesa romanica di S.Andrea. Qui sono state riconosciute varie tombe, sfortunatamente senza corredo, forse sottratto nel corso degli anni successivi alla tumulazione: una tomba alla cappuccina (così si chiamano le tombe con una sorta di “tetto” a doppio spiovente) con copertura di tegole ad alette; un pozzetto quadrangolare, che probabilmente rappresenta i resti di una tomba a cassa laterizia; una terza tomba costituita da un pozzetto quadrangolare con i lati in muratura (ne sono stati riconosciuti con certezza due) e l’interno rivestito di tegole ad alette; una fossa naturale e un bacino artificiale con la base e un lato rivestito di cocciopesto e gli altri tre lati ricoperti da lastre di pietra. La chiesa di S.Andrea, invece, è sicuramente d’età successiva all’insediamento, ma non è stato ancora accertato quando esattamente venne costruita. Testimoniata anche da documenti cartografici d’età moderna, fu oggetto di vari interventi di sistemazione, come evidenziato dallo studio stratigrafico del deposito archeologico. Sopra agli strati di distruzione della chiesa sorge un’edicola quadrifronte di XVI-XVII secolo: questo indizio consente agli archeologi di collocare l’abbandono della chiesa romanica di S.Andrea anteriormente al periodo in cui fu edificata l’edicola.
I materiali
Per fare la guerra, per cucinare, per cucire, per farsi belli…
La tipologia di materiali ritrovati nel sito descrive un vivace scenario di vita quotidiana antica, arricchito da particolari che denotano anche una certa apertura verso il mondo esterno: oggetti in pietra, in vetro e in ceramica, che le famiglie utilizzavano in cucina, accanto ad armi e utensili da pesca, al necessario per il cucito (rocchetti, fusaiole, aghi), agli accessori per l’abbellimento del corpo (spilloni e un frammento di armilla in bronzo). Alcuni oggetti, come gli speroni in ferro, le borchie di fodero e il frammento di scramasax, consentono di riconoscere nella popolazione maschile del luogo la significativa presenza di militari.
Resti animali e frammenti di anfore
Grazie allo studio dei resti animali ritrovati negli strati di terreno scavati, è stato possibile attribuire ai gruppi familiari che vivevano sull’Isola di S.Andrea la pratica dell’allevamento (prevalentemente di suini, ma anche di caprini e bovini) e della pesca, che si associavano all’agricoltura. Frammenti di anfore orientali e africane, generalmente utilizzate per il trasporto di merci pregiate, inducono a pensare che il sito di Loppio si trovasse all’interno di una rete di scambi commerciali d’ampio raggio.
Le monete
Il sito ha restituito anche varie monete: oltre a più comuni monete in bronzo di III – IV secolo, anche rare frazioni di silique d’argento di metà VI secolo ostrogoto-bizantine, non frequenti in Italia settentrionale, trovate nel settore A, durante lo scavo della strada e dell’edificio I.
Note
Il sito è ancora in fase di studio e non è visitabile. L’accesso alla zona è inoltre limitato, perché l’isola di S.Andrea si trova in area naturalistica protetta. Le ricerche archeologiche sono svolte dalla Sezione Archeologia del Museo Civico di Rovereto. Grazie a una convenzione fra il Museo e l'Università degli studi di Trento, gli studenti della Facoltà di Beni Culturali svolgono regolarmente da alcuni anni il tirocinio annuale sullo scavo e presso i laboratori della struttura museale.
Bibliografia
GAIO
MAURINA, POSTINGER, BATTISTI
MAURINA 2005
TOMASI, PAGGETTI 2004
MAURINA
MAURINA, POSTINGER
MAURINA, POSTINGER 2002
PEZZATO 2002-2003
MAURINA, POSTINGER 2001
MAURINA 1998


Catalogo immagini:


Panoramica dell'isola di S. Andrea. Il lago di Loppio fu prosciugato nel 1958 per la realizzazione della galleria sotterranea che collega l'Adige al lago di Garda, consentendo la deviazione delle acque del fiume in caso di piena. Oggi la conca lacustre si presenta come una vasta palude, recentemente entrata nel novero delle aree protette.

Rilievo planoaltimetrico schematico dell'Isola di S. Andrea, con la localizzazione dei tre settori di scavo (A, B, C) a tutt'oggi aperti.

Loppio, Isola di S. Andrea: il settore A. In primo piano l'edificio I, scavato a partire dal 2000. L'ampliamento dell’area di scavo verso N/NO nel 2004 ha determinato la messa in luce di un secondo fabbricato (edificio II), appoggiato al precedente, conservatosi solo parzialmente.

Loppio, Isola di S. Andrea: tomba a enchytrismos in anfora di Gaza. Questo contenitore da trasporto fu fabbricato fra il V e il VII secolo a Gaza e Askalon in Palestina ed era adibito alla commercializzazione del vino prodotto in quella regione.

Loppio, Isola di S. Andrea, edificio I: evidenze relative alla capanna posizionata nell'area N/NO. L'abitazione doveva essere realizzata interamente in legno, secondo una tecnica costruttiva diffusa nell'area padana e nelle zone alpina e prealpina, che qui trova probabilmente giustificazione nell'intenzionale provvisorietà della struttura, ben presto sostituita dall'edificio in muratura.