Sanzeno
La scoperta
Nelle cronache ottocentesche si narra di contadini anauni che si recavano ai mercati cittadini con ceste colme di “anticaglie” d’ogni genere. Sull’interesse archeologico di Sanzeno si tramandano notizie fin dai secoli XV e XVI. Nel 1472 il vescovo di Trento Johannes Hinderbach (1464-1486) ordinò di effettuare delle ricerche per scoprire se il sito potesse coincidere col luogo del martirio dei Santi anauni Sisinnio, Martirio e Alessandro (IV sec. d.C.); il nome di uno dei tre, Sisinnio, poteva infatti essere ricondotto al toponimo Sanzeno (da San Siseno, a San Sesén, a Sanzen). Ricerche vere e proprie iniziarono dalla seconda metà dell’Ottocento, dapprima da parte di piccoli e grandi speculatori in prospettiva di facili guadagni, e continuarono poi nel Novecento con scavi archeologici sistematici. Di Sanzeno si interessarono i più famosi archeologi locali, tra cui Paolo Orsi, Luigi Campi, Desiderio Reich, Vigilio Inama, Giacomo Roberti, Gero Von Merhart, Ettore Ghislanzoni, Pia Laviosa Zambotti, Giulia Fogolari, Giusto De Vigili. Negli anni Settanta del secolo appena concluso, l’apertura di una serie di cantieri edili ha permesso di scoprire e studiare diverse abitazioni d’età romana. Dagli anni Ottanta l’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento effettua monitoraggi, studi e controlli continui.
La struttura e la tipologia:
L’antico abitato di Sanzeno è localizzato sulla sommità di un largo terrazzamento naturale, situato a circa 650-680 metri sul livello del mare ed esteso per circa 21 ettari. Circondato dai torrenti Malgolo e San Romedio, è ben protetto e raggiungibile da valle utilizzando un solo passaggio. Il terreno soleggiato e drenato lo rende luogo adatto per la pratica dell’agricoltura. Non poche le abitazioni d’età romana: quattro sono ben documentate, mentre altre quattro, con scarsa fortuna degli archeologi, risultano piuttosto lacunose. Distanti tra loro e circondate da ampio terreno, erano probabilmente case occupate da genti dedite all’agricoltura e alla pastorizia, ben sostenute dalle risorse del bosco circostante, come legname, piante spontanee e animali selvatici.
Planimetrie e materiali: tra protostoria e romanità.
Le popolazioni che vivevano a Sanzeno in età romana, nella maggior parte dei casi costruirono le loro abitazioni sovrapponendole ad antichi edifici protostorici, e riprendendo dai loro antenati la scelta dei materiali per l’edilizia e il tipo di planimetria. Non stupisce quindi di trovare assai diffuso l’uso di pietrame e legno, anche se comunque tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. iniziano a fare la loro comparsa la malta di calce e, di conseguenza, le case in muratura. Primo nucleo della casa è il vano quadrangolare diviso in due parti, tipico dell’età protostorica, attorno al quale furono poi aggiunte altre stanze. Ogni abitazione, che ha più di una camera con uso cucina, veniva utilizzata da più famiglie, con ogni probabilità appartenenti comunque a uno stesso clan.
I pavimenti e i piani seminterrati.
Le stanze in cui la famiglia conduceva la sua quotidiana vita domestica avevano pavimenti di legno, generalmente larice e abete, poggiati su battuto di terra. Negli ambienti di servizio invece il pavimento veniva lasciato in terra battuta; in alcuni casi al battuto di terra semplice si è preferito quello di calce, opportunamente isolato dal terreno. Nelle abitazioni d’età romana di Sanzeno si è riscontrato inoltre l’uso, tipicamente protostorico, di interrare il piano terra fino a un metro di profondità. Il sottosuolo, peculiarmente ghiaioso, consentiva di evitare la costruzione di fondamenta.
I focolari.
Grande cura hanno avuto gli antichi abitanti di Sanzeno nel costruire i focolari, consapevoli del pericolo d’incendi costantemente incombente nelle loro case di legno. I focolari sorgono al centro della stanza adibita a cucina, sono grandi circa un metro quadro e sono circondati da lastre di pietra arenaria; il piano di lavoro è costituito da uno strato di argilla lisciata e cotta. Sopra, appesa al soffitto tramite anelli metallici, era posizionata una cappa, che convogliava il calore e i vapori della cottura verso un’apertura. Il soffitto, oltre ad avere il sollievo dello sfiato, era anche rafforzato da uno spesso strato di malta. In due abitazioni gli archeologi hanno evidenziato la presenza di una struttura in muratura posizionata nell’angolo di una stanza, simile a un focolare: ossa d’animale con piccole bruciature, trovate all’interno o vicino alla struttura, possono far pensare a una funzione di piccolo altare domestico.
Il tetto: una “fabbrica” di laterizi in Val di Non?
Nel villaggio di Sanzeno, come generalmente in tutte le zone interne delle Alpi, per la costruzione della casa il laterizio veniva utilizzato poco ed era impiegato esclusivamente nella copertura. Questo aspetto dell’edilizia abitativa sorprende se si pensa che in Val di Non esistono prove della presenza di produttori di laterizi, che realizzavano tegole, coppi e pesi da telaio. In genere questi produttori bollavano i loro prodotti con un vero e proprio “marchio di fabbrica”: tra il Lago di Garda, Trento, la Piana Rotaliana e la Val di Non sono stati trovati quattro tipi di bolli, forse tutti riconducibili a una stessa famiglia di produttori, la gens Arrenia, tra cui spicca L. Arren(i)us Maurian(us), attivo tra Sanzeno e Mezzocorona, in particolare nell’area di Ton dove esistevano ampi giacimenti d’argilla.
Le aree cimiteriali.
Molte sono le testimonianze funerarie ritrovate: si tratta soprattutto di lapidi con iscrizioni epigrafiche. Un sepolcreto scoperto nel 1849, la cui posizione tuttavia non è più rintracciabile, ha restituito alcuni bronzetti sacri. Nel 1984, sulla strada che porta al santuario di San Romedio, è stata ritrovata una tomba in cui era custodita una moneta dell’imperatore Licinio (315-316 d.C.). Del 1933 è la scoperta di una serie di tombe paleocristiane “alla cappuccina” (ossia con una sorta di “tetto” a doppio spiovente), senza corredo, vicino alla basilica dei SS. Martiri. Numerose a Sanzeno sono le tombe di neonati poste accanto o all’interno delle abitazioni: sono fosse poco profonde, scavate sotto il pavimento e nei pressi dei muri, senza corredo. I bambini sono nati prematuri o morti subito dopo la nascita. La sepoltura dei neonati “in casa” è una pratica assai diffusa tra le genti alpine, dall’Età del Ferro fino al periodo tardoantico.
Le fasi cronologiche
Il periodo retico (dal VI al I secolo a.C.).
I resti archeologici più numerosi e significativi di Sanzeno appartengono all’età retica (VI-I secolo a.C.) e consentono di identificare nella località uno dei siti antichi più importanti in tutta l’area alpina centro orientale: la cultura allora diffusa in quest’area viene denominata “Fritzens-Sanzeno”, dal nome dei due siti maggiori. Caratteristiche sono le tazze con profilo ad “S” che vengono appunto chiamate “di tipo Sanzeno”.
Il periodo romano.
Gli archeologi riconoscono una continuità tra l’insediamento retico (o “Fritzens-Sanzeno”) e quello d’età romana (dal I secolo a.C.): apparentemente non ci furono eventi traumatici nel processo di romanizzazione, e gli abitanti del luogo assimilarono la cultura degli invasori senza veder stravolte le loro quotidiane abitudini. Nel 46 d.C. l’imperatore Claudio concesse la cittadinanza romana agli Anauni, come testimoniato dalla celebre Tavola Clesiana.
I materiali
Da Sanzeno proviene un’immensa quantità di reperti. Si ha notizia, soprattutto per l’Ottocento e i primi del Novecento, del ritrovamento di antichi oggetti in bronzo, in ferro, in argilla, da parte dei contadini durante il lavoro nei campi, o in occasione di lavori pubblici, come la costruzione della linea tranviaria dell’Alta Anaunia o il rifacimento della strada per il Passo della Mendola. Solo alcuni di questi oggetti furono trasferiti ai Musei, mentre tanti finirono in case private o nei negozi di antiquariato.
Le epigrafi e i bronzetti sacri.
L’assimilazione della cultura romana nella popolazione locale è testimoniata soprattutto dall’alta concentrazione di epigrafi (in tutto dodici) provenienti da Sanzeno: si tratta di epigrafi sacre e funerarie, datate dal I al III-IV secolo d.C., ma soprattutto tra il I e il II secolo d.C. Le iscrizioni nominano personaggi locali, che dovevano essere piuttosto benestanti e che potevano trovarsi vicino ai centri di potere e di cultura romani. In particolare, i più citati sono i membri della gens Raedonia, titolari tra l’altro del celebre cippo sepolcrale scoperto nel 1939 in località Dos Caslir. Dalle epigrafi sacre, come pure da varie statuette in bronzo legate al culto domestico ritrovate nelle abitazioni, è possibile anche conoscere i culti romani che sono stati fatti propri dagli abitanti di Sanzeno, spesso mantenendo caratteristiche religiose locali: Giove, Concordia Augusta, Ercole, Minerva, Priapo, Fauno, Mercurio. Due rilievi mitriaci, individuati nel 1869 e nel 1911, sulla strada che porta al santuario di San Romedio, attestano la presenza del culto di Mitra, di origine orientale e diffuso assai probabilmente da soldati veterani che avevano combattuto nelle province di confine dell’impero, in area danubiana. Uomini di stirpe retica, nati e cresciuti in Val di Non, e poi arruolati nell’esercito romano, come Titus Aurelius Moravesus Servano, veterano della legione XXX Ulpia Victrix (istituita da Traiano nella seconda metà del II secolo d.C.), che eresse la lapide funeraria ritrovata a Sanzeno nel 1981, nei pressi della chiesa dei SS. Martiri Anauniensi.
Note
Collezioni di oggetti provenienti dal sito di Sanzeno sono presenti in svariati musei: il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, il Museo Provinciale di Trento, il Museo Civico di Rovereto, il Bayerische Staatssmmlung di Monaco, il Museo di Merano. Nel 2003 a Sanzeno è stato inaugurato il Museo Retico, centro polivalente per l’archeologia e la storia antica della Valle di Non.
Bibliografia
CAVADA 2000
BASSI – CAVADA 1994
ROGGER 1992
BUONOPANE 1990
MANTOVANI – ZERBINI 1989
SIRONI 1989
BONFANTI POL – DAL Rì 1986
GUALANDI 1986
CAVADA – MARZATICO 1985
CIURLETTI 1982
BUCHI 1980
CHISTÈ 1971
ROBERTI 1969
Indicazioni utili:
Museo Retico Piazza Fontana Loc. Casalini 38010 Sanzeno, Italia Tel +39 (0463) 434125 Fax +39 (0463) 434108 www.comune.sanzeno.tn.it


Catalogo immagini:


Lapide funeraria di T. Aurelius Moravesus Servano. Trento, Museo Provinciale d’Arte (foto Museo Provinciale d’Arte). Da L. MANTOVANI, L. ZERBINI, Sanzeno Antica. Storia dei ritrovamenti archeologici e romanizzazione, Sanzeno (TN) 1989.

Panoramica aerea e muri perimetrali dell’abitazione di età romana venuta alla luce nell’intervento compiuto nel 1987 dall’Ufficio Tutela Archeologica del Provincia Autonoma di Trento (foto Museo Provinciale d’Arte). Da L. MANTOVANI, L. ZERBINI, Sanzeno Antica. Storia dei ritrovamenti archeologici e romanizzazione, Sanzeno (TN) 1989.

Mercurio (altezza cm 7,5). I-II secolo d.C. Trento, Museo Provinciale d’Arte (foto Museo Provinciale d’Arte). Da L. MANTOVANI, L. ZERBINI, Sanzeno Antica. Storia dei ritrovamenti archeologici e romanizzazione, Sanzeno (TN) 1989.

Una ricostruzione di una casa retica (Perini). Da L. MANTOVANI, L. ZERBINI, Sanzeno Antica. Storia dei ritrovamenti archeologici e romanizzazione, Sanzeno (TN) 1989.