Egna
La scoperta
La Sovrintendenza ai Beni Culturali di Bolzano ha condotto, nel corso degli anni '80, diverse campagne di ricerca e scavo nel sito di Egna, localita' Kahn. Ulteriori indagini sono state attuate a partire dal 1995. Il centro abitato di Egna si trova sulla sinistra orografica del fiume Adige, a 16 Km a sud di Bolzano. Nei pressi di questa localita' alcuni sondaggi avevano rivelato una necropoli, resti di strutture murarie e tracce di un tratto di strada: tutti elementi che suggerivano la presenza di un insediamento. Grazie agli scavi condotti in localita' Kahn e' stato possibile identificare i resti di una grande struttura risalente all'epoca romana, che si pensa possa essere stata una stazione di sosta (mansio) lungo la grande strada che conduceva ai valichi alpini.
La struttura e la tipologia
Il grande edificio, di forma rettangolare, aveva una superficie di 737 mq ed era stato costruito su un conoide che si adattava al pendio. Gli archeologi hanno individuato un grande portico d'ingresso, che presentava alla base delle strutture (che potevano essere probabili basi per pilastri), in origine possibili sostegni per il tetto. Il lato frontale della costruzione era volto a est, e cio' esponeva l'edificio ai raggi del sole fin dalle prime ore del mattino. Superato il portico, si apriva una corte centrale, in parte coperta; attorno a questa erano disposti una serie di ambienti piu' piccoli, identificati come probabili stanze per il riposo (cubicola). E' stata ipotizzata la presenza di vari ambienti di servizio; il ritrovamento di frammenti d'anfora e di un grosso frammento di mortaio, associati con resti faunistici (di buoi, caprovini e suini), indica con relativa certezza che uno di questi ambienti era adibito a cucina.
Le fasi cronologiche
Un attento studio della struttura ha permesso di identificare quattro fasi cronologiche:
Prima fase:
Il primo periodo e' quello della costruzione dell'edificio, eretto dopo il livellamento preparatorio del terreno. La struttura, costruita con alzati in muratura, era sorretta da strutture in legno, porticati e scale, le cui tracce sono state ritrovate nella corte centrale. Sia all'interno che all'esterno sono state trovate tracce di piani pavimentali. La datazione si aggira intorno alla meta' del I secolo d. C. I materiali ritrovati che la confermano sono gli embrici (tegole piane, trapezoidali, a bordi rialzati) marchiati da un bollo che risulta molto diffuso nella Bassa Atesina, e vari frammenti di ceramica sigillata e di anfore; infine, la scoperta di due monete (sesterzi) di Antonino Pio (131-161 d.C.) pongono come termine cronologico della prima fase il 155 d.C. circa.
Seconda fase:
Il secondo periodo e' caratterizzato da strati di incendio nelle fondamenta e da fratture nella struttura. Queste rivelano che vi fu un forte terremoto tra la seconda meta' del II secolo d.C. e l'inizio del III secolo d.C., epoca a cui risalgono due monete (sesterzi), una di Alessandro Severo (222-235 d.C.) e l'altra di Massimino il Trace (235-238 d.C.), rinvenute negli strati di incendio.
Terza fase:
A un terzo periodo risalgono l'asportazione delle macerie, la ricostruzione con elementi lignei e il successivo riutilizzo dell'area, databile al III secolo d.C. e documentata da una moneta di Claudio il Gotico (268-270 d.C.).
Quarta fase:
Nel quarto periodo, collocabile in epoca Tardo Antica, l'edificio fu abbandonato: forse perché troppo esposto ad attacchi e scorrerie alle scorrerie, e di conseguenza poco difendibile. Da allora la zona fu destinata allo sfruttamento agricolo.
I materiali
Le popolazioni montane contadine sono per tradizione conservative: mantengono inalterate le loro abitudini e si tramandano di padre in figlio le tecniche per produrre cio' di cui hanno bisogno. Questa tendenza si riscontra anche analizzando il materiale proveniente dagli scavi archeologici di Doss Zelor. Ma accanto ai reperti riferibili alla cultura locale (che restano comunque la maggioranza) si riconoscono anche prodotti importati o «copiati» da quelli di altre popolazioni. E' il caso, ad esempio, della ceramica della seconda eta' del Ferro, che a volte risente di influssi veneti [link per glossario a cultura veneta?];, o ancor di più della ceramica fine da mensa, la sigillata [link per glossario?] nord-italica e a pareti sottili, tipicamente romano-imperiale. Di produzione padano-orientale l'anforadi eta' romana, di cui e' stato trovato il collo, che generalmente serviva a trasportare l'olio. La maggior parte della ceramica e' comunque di produzione locale: e' grezza ed utilizzata per la cucina, poco cambia la sua tipologia nel tempo. Gli oggetti in metallo sono soprattutto di uso comune: attrezzi, chiavi, serrature, recipienti. Oltre a questi, sono stati ritrovati ornamenti, come fibule, anelli, pendagli ed elementi di collane. Un'armilla bronzea e due perle vitree sono state trovate nella tomba scoperta nei pressi della fucina. Le monete sono circa 50 e databili nel periodo compreso tra il principato augusteo e la fine del IV secolo d.C. ; la maggioranza e' stata coniata dalla meta' del II secolo in poi.
Note
LUNGO LA VIA CLAUDIA-AUGUSTA: Un documento molto importante per ricostruire le vicende della romanizzazione in questo territorio ci viene offerto dall'Itinerario di Antonino (Itinerarium Antonini, un documento del III secolo d. C. che descrive sommariamente la rete viaria dell'impero), in cui troviamo citata la mansio di Endidae, posta proprio lungo la via Claudia Augusta. I ritrovamenti dimostrano che presso l'attuale abitato di Egna doveva passare una strada, visto che il fondovalle era spesso soggetto a impaludamenti, causati dalle esondazioni del fiume Adige. Nell'Itinerario la mansio di Endidae e' posta a XXIII miglia a nord di Tridentum (circa 35km), percorribili in una giornata di cammino. E' probabile quindi ritenere che la struttura rinvenuta a Egna corrisponda agli edifici della mansio, la stazione stradale che offriva una tappa di riposo ai viaggiatori. Un'ulteriore conferma della presenza di un tracciato viario proviene dal ritrovamento di due cippi miliari, datati intorno al IV secolo d.C. La strada poi proseguiva verso Castel Feder, identificato con il Castrum Ennemase altomedievale, citato da Paolo Diacono nella Storia dei Longobardi, per dirigersi quindi verso i valichi alpini.

Cartina Kompass n. 685

Catalogo immagini:


Ceramica romana fine-terra sigillata - Fotoarchivio Ufficio B.B. archeologici dell’Alto Adige (foto Marco Samadelli)

Bottigliette romane per unguento - Fotoarchivio Ufficio B.B. archeologici dell’Alto Adige (foto Marco Samadelli)

Oggetti corredo - Fotoarchivio Ufficio B.B. archeologici dell’Alto Adige (foto Marco Samadelli)

Ricostruzione assonometria - Disegni tratti dal testo “Archeologia Romana in Alto Adige” a cura di Lorenzo Dal Ri – Stefano di Stefano

Ricostruzione assonometria - Ricostruzione assonometria - Disegni tratti dal testo “Archeologia Romana in Alto Adige” a cura di Lorenzo Dal Ri – Stefano di Stefano