Doss Zelor
La scoperta
Fanno parte della tradizione locale i racconti sull'antica popolazione che abitava i dintorni di Castello di Fiemme, costretta a fuggire e a bruciare i propri campi coltivati (rimasti neri nel tempo) a causa di una terribile pestilenza. La fantasia popolare si alimentava di occasionali scoperte e giustificava come poteva le stranezze del territorio. Ma dietro ai racconti c'era una realta' che gli studiosi hanno potuto valutare e ricostruire: nel 1948, sollecitati dalle numerose segnalazioni, iniziarono gli scavi sistematici a Castello di Fiemme, in corrispondenza del Doss Zelor, su terreni neri non tanto per un incendio, quanto proprio per l'antica presenza dell'uomo. Nei decenni successivi vennero indette numerose altre campagne di scavo, promosse dall'Istituto Ferrarese di Paleontologia Umana (Universita' di Ferrara), dalla Soprintendenza Archeologica per il Veneto, dall'Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento; gli archeologi erano sempre piu' stimolati a continuare le ricerche, considerata l'importanza dell'insediamento che andavano scoprendo mentre procedevano coi lavori.
La struttura e la tipologia:
Ben soleggiato e poco scosceso, il pendio che si erge sulla destra Avisio in corrispondenza dell'attuale Castello di Fiemme ospita un dosso roccioso sul quale si sviluppo' l'insediamento antico. Il sito occupa un'area di circa tredici ettari: vi sono stati riconosciuti sette edifici distinti.
Due tipologie diverse di edifici
Nella zona piu' impervia e disagiata, corrispondente all'altura rocciosa, gli antichi costruirono utilizzando quasi esclusivamente il legno, fatta eccezione per le sole fondazioni in pietra posate a secco direttamente sul suolo. Pochi sono i materiali reperiti dagli studiosi all'interno dei vari ambienti: si puo' pensare pertanto a un utilizzo particolare di queste prime costruzioni, come depositi o stalle, senza escludere comunque che si trattasse di spazi domestici o luoghi di culto. Diversa pare essere stata la cura con cui furono edificate le strutture scoperte sul pendio; qui infatti sono stati trovati, oltre al legno, resti di lavori in muratura. E' chiara la funzione residenziale di questa seconda zona: alle case dotate, tra l'altro, di ambienti di servizio e spazi destinati al lavoro, sono frapposti campi utilizzati per la coltivazione. I muri (spessi da un minimo di 40 cm a un massimo di un metro) sono costruiti utilizzando pietre recuperate dal deposito morenico vicino e lasciate allo stato grezzo. Le pietre sono legate da malta, ma non e' escluso che in alcuni casi fossero posate a secco.
Rifiniture in legno
Il pavimento e' oggi riconoscibile soltanto come battuto di terra, anche se e' probabile che gli antichi vi deponessero assi di legno per isolare la stanza dal freddo e dall'umidita' del terreno, andando a realizzare una sorta di parquet. D'altra parte il legno era molto usato da queste antiche popolazioni montane: lo troviamo impiegato nelle colonne di sostegno, nelle pareti costruite con tronchi sovrapposti e incastrati tra loro in corrispondenza degli angoli (la cosiddetta tecnica Blockbau), nei tetti. Riconoscere la presenza del legno, materiale che nel corso del tempo deperisce facilmente, non e' cosi' semplice. Tuttavia le assi possono lasciare tracce del loro utilizzo sull'intonaco che le ricopriva e che, al contrario del legno, si conserva con molta piu' probabilita'. Gli esperti sanno «leggere» questi segni presenti sull'intonaco, riuscendo a ricostruire la struttura dell'edificio.
Pianta degli edifici e funzione degli ambienti
Le unita' abitative che formavano il villaggio erano grandi dai 70 ai 500 m2. All'interno i padroni di casa disponevano di spazi dove condurre vita familiare (stanze e cucine) e di ambienti piu' semplici e meno curati, che fungevano da officine o rimesse. Nelle cucine gli archeologi hanno ritrovato i focolari, quasi sempre costruiti vicini a una parete e poco piu' alti del livello pavimentale; in alcuni casi per contenere le braci vi eranostate disposte intorno alcune pietre. Alcune case avevano due focolari, forse perche' ospitavano piu' di un nucleo familiare. Un edificio, alquanto particolare, ha un focolare posto in corrispondenza di un muro divisorio, che doveva servire due stanze; ricorda le stufe e i forni delle case rurali basso medioevali.
La fucina
La presenza di una fucina nel villaggio e' testimoniata dal ritrovamento, nel vano di un'abitazione, di scorie di metallo, rocce vetrificate e frammenti di carbone. Questa abitazione ha un destino singolare: nella seconda meta' del III secolo d.C., in corrispondenza della fucina, qualcuno interro' un tesoretto; la casa fu quindi abbandonata e nelle immediate adiacenze sorse un'area sepolcrale, come dimostra la scoperta di una tomba (una fossa con un'inumazione) risalente al terzo quarto del IV secolo d.C. (350-375 circa).
L'ambiente di servizio con le pareti di legno
Nell'ultimo edificio scavato un corridoio a cielo aperto divideva nettamente la parte abitata della casa dall'ambiente di servizio, un vano assai ampio probabilmente diviso all'interno (come nel caso di un edificio scoperto a Drei Cane' di Mezzocorona) da pareti di legno fermate a terra con pietre: poteva essere una stalla, un fienile o un magazzino. Nella pianta dell'abitazione invece sono riconoscibili una grande stanza con un focolare (la cucina), un'altra stanza piu' piccola e un vestibolo d'ingresso lungo e stretto.
Gli abitanti
Gli abitanti del villaggio erano contadini e pastori: possedevano ovini, caprini, bovini e suini. Di rado andavano a caccia e sfruttavano sistematicamente il legno che la foresta offriva loro. Culturalmente appartenevano alla popolazione indigena dell'eta' del Ferro, con la quale i Romani sono venuti a contatto dopo il loro arrivo nei territori alpini.
Le fasi cronologiche
Nascita e prosperità di una vitale comunità montana:
Sorto poco prima dell'arrivo dei Romani in regione, il significativo insediamento di Doss Zelor attraversa quattro secoli di esistenza, restando attivo fino alla fine del IV secolo d.C. La nascita di un abitato di età proto-storica e romana potrebbe essere stata preceduta dalla costruzione di un «castelliere» sulla sommità del colle, un villaggio fortificato tipico delle popolazioni montane indigene del Trentino e dell'Alto Adige.
Il trasferimento su terreni più produttivi:
Nel VI secolo d.C., all'interno degli attuali confini amministrativi del comune di Castello di Fiemme, nasce un'altra comunità, poco distante da quella precedente. La scelta di un nuovo terreno e' dettata (come sempre avviene nella storia della società umana) da esigenze pratiche, legate nel caso specifico alla necessità di abbandonare suoli ormai sfruttati e poco fertili per cercarne di più produttivi.
I materiali
Le popolazioni montane contadine sono per tradizione conservative: mantengono inalterate le loro abitudini e si tramandano di padre in figlio le tecniche per produrre ciò di cui hanno bisogno. Questa tendenza si riscontra anche analizzando il materiale proveniente dagli scavi archeologici di Doss Zelor. Ma accanto ai reperti riferibili alla cultura locale (che restano comunque la maggioranza) si riconoscono anche prodotti importati o «copiati» da quelli di altre popolazioni. E' il caso, ad esempio, della ceramica della seconda età del Ferro, che a volte risente di influssi veneti, o ancor di più della ceramica fine da mensa, la sigillata nord-italica e a pareti sottili, tipicamente romano-imperiale. Di produzione padano-orientale l'anfora di età romana, di cui e' stato trovato il collo, che generalmente serviva a trasportare l'olio. La maggior parte della ceramica e' comunque di produzione locale: e' grezza ed utilizzata per la cucina, poco cambia la sua tipologia nel tempo. Gli oggetti in metallo sono soprattutto di uso comune: attrezzi, chiavi, serrature, recipienti. Oltre a questi, sono stati ritrovati ornamenti, come fibule, anelli, pendagli ed elementi di collane. Un'armilla bronzea e due perle vitree sono state trovate nella tomba scoperta nei pressi della fucina. Le monete sono circa cinquanta e databili nel periodo compreso tra il principato augusteo e la fine del IV secolo d.C.; la maggioranza e' stata coniata dalla metà del II secolo in poi.
Note
L'area archeologica di Castello di Fiemme è situata in un'ampia zona prativa, alla quale si può accedere liberamente. I visitatori possono utilizzare il parcheggio dei campi da tennis. Non si effettuano visite guidate.
Bibliografia
Cavada 2000
Bassi, Cavada 1997
Leonardi 1991
Balista 1980
Ciurletti, Cavada 1980
Leonardi 1979
Dal Ri, Leonardi 1974-1975
Indicazioni utili per visitare il sito archeologico:
APT Cavalese. Via F.lli Bronzetti, 60. 38033 Cavalese (TN) Tel 0462 241111 Fax 0462 241199 APT Castello di Fiemme Tel 0462 231019 email: info@valfiemme.net Internet: www.valdifiemme.com

Cartina Kompass n. 618

Catalogo immagini:


L’ambiente A della struttura di abitazione a “Le Poze” sopra i prati dello Zelòr con il caratteristico focolare archetipo delle stufe contadine in sassi e calce del XV secolo. Foto di E. Cavada, Archivio dell’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento, pubblicata in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Il focolare messo in luce nello scavo 35 (1981) nell’ambiente B dei prati dello Zelòr, con pietre di contenimento. Foto di C. Mengotti, pubblicata in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Esempio di moderno focolare in una baita della Val Cadino, pochi chilometri a S del Doss Zelòr. Foto di L. Dal Rì, pubblicata in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Esempio di moderna architettura locale: Baita di Bellamente inVal Travignolo, con zoccolo di pietra e malta e alzato in legno costruito con tecnica Blockbau. Foto di M. Spezzamonte, pubblicata in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Scheletro di giovane individuo in posizione rannicchiata, rinvenuto a Sud dell’ambiente A (la “fucina”) sui prati dello Zelòr nella campagna di scavo 1970. Foto di B. Sala, pubblicata in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Pianta dell’ambiente A (la “fucina”): pietre angolari poste a probabile base dei pali di sostegno del tetto; piccola buca nella quale sono state rinvenute monete imperiali; fossa ricca di scorie di metallo, rocce vetrificate e frammenti di carbone; soglia. Rilievo e disegno di B. Bagolini e P. Leonardi, pubblicato in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Planimetria generale e scavi dell’insediamento protostorico e romano dell’area del Doss Zelòr. Rilievo e disegno di C. Mengotti e V. Renna su rilievo geologico di G. Innerebner, pubblicato in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

La zona dello Zelòr presso Castello di Fiemme: sullo sfondo il dosso su cui sorgeva l’originario “castelliere”. Al centro la piana prativa su cui si sviluppò l’abitato romano imperiale. Al di qua della stradina, c’è la zona de “Le Poze”, dove emersero altre strutture di abitazioni romane. Foto di P. Leonardi, pubblicata in P. LEONARDI (a cura di), La Val di Fiemme nel Trentino dalla Preistoria all’Alto Medioevo, Calliano (TN) 1991.

Veduta area dell'area archeologica. Foto tratta da Enrico Cavada, "La valle di Fiemme ed il Doss Zelor", in "Il territorio trentino in età romana", Quaderni della sezione archeologica, Museo Provinciale d'arte, pp. 44