Glossario

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ADTRIBUTIO - Provvedimento previsto dal diritto romano e regolato da una legge, mediante il quale uno o più gruppi di individui venivano "attribuiti", cioè annessi, alla più vicina comunità cittadina. Gli adtributi erano solitamente gli abitanti di una zona decentrata e periferica, caratterizzata dall'assenza di un centro urbano, confinante col territorio di una città romana ma a questo estraneo. Si trattava di gruppi etnici il cui livello di romanizzazione non era reputato sufficiente a fare di loro dei cittadini romani di diritto pieno; godevano pertanto di diritti inferiori rispetto ai cittadini della comunità su cui gravitavano, e alla quale erano tenuti a versare un'imposta fissa. La condizione di adtributi poteva tuttavia costituire una fase transitoria verso la completa equiparazione dei diritti, come avvenne nel 46 d. C. per gli Anauni e per gli altri gruppi di valligiani citati dalla Tavola di Cles, ai quali l'imperatore Claudio concesse la cittadinanza di diritto pieno alla pari con gli abitanti di Tridentum . top

CAVALIERI ( equites ) - Erano gli appartenenti alla classe detta anche "ordine equestre", a cui si accedeva solo se forniti di particolari requisiti: il censo, la nascita libera, una brillante carriera militare, il prestigio di cui si godeva e le eventuali cariche pubbliche ricoperte nelle proprie città d'origine. L'ordine equestre era formato da tutti quei cittadini che, pur appartenendo ai ceti superiori della società romana, erano esclusi dal senato (riservato ai membri delle famiglie dell'aristocrazia romana, i quali godevano di un censo maggiore di quello richiesto ai cavalieri, e vantavano almeno un antenato che avesse rivestito una delle massime cariche dello stato). Mentre in età repubblicana i cavalieri si identificavano con tutti coloro che si dedicavano ad attività mercantili e imprenditoriali (affaristi, grandi commercianti, appaltatori di imposte, armatori), ma non ricoprivano cariche pubbliche, dall'età augustea essi vennero a costituire uno dei due grandi ordini (l'altro era quello dei senatori) che fornivano la classe dirigente dell'impero. Augusto riservò infatti agli equites alcune delle più alte cariche dello stato (le grandi prefetture), a cui si poteva accedere dopo una carriera ( cursus ) che prevedeva una serie di incarichi militari, amministrativi e finanziari (procuratele, prefetture minori) scanditi secondo tappe precise. I cavalieri divennero così un ordine di funzionari strettamente legati all'imperatore. top

CENTURIAZIONE ( centuriatio ) - Da centuria , unità di superficie corrispondente a un quadrato avente circa 710 metri (pari a 2400 piedi romani) di lato, comprendente 50 ettari di terreno (pari a 200 iugeri romani: 1 iugero = 0,25 ettari), suddivisibili in cento lotti di uguale estensione. La centuriazione era il procedimento di ripartizione regolare dei suoli in centuriae , che si ottenevano creando una "griglia", o reticolo, di linee confinarie e di strade che si intersecavano ad angolo retto, tracciate a distanza costante e parallelamente a due assi principali perpendicolari fra di loro, detti cardo maximus (cardine maggiore, da nord a sud) e decumanus maximus (decumano maggiore, da est a ovest). La centuriazione (detta anche limitatio : limites sono i confini) era applicata nel caso di fondazioni di colonie, in quanto consentiva di assegnare ai coloni singoli lotti di uguali dimensioni; ma era applicata anche in caso di assegnazioni limitate, destinate a particolari gruppi di beneficiari (in età più antica, a nuclei di coltivatori insediati in terreni conquistati; in seguito, per lo più a veterani congedati). Costituì inoltre un importante strumento di misurazione a fini catastali per la precisa definizione e valutazione delle proprietà fondiarie, pubbliche e di privati, delle città norditaliane entrate nell'orbita romana. top

CIPPI MILIARI - v. MILLIARI

COLONIA - Insediamento di un gruppo di individui, destinati a dar vita a un nuovo nucleo urbano, fondato su di un suolo e dotato di un territorio ritagliati dal territorio di proprietà di Roma ( ager Romanus ). La fondazione del nuovo centro urbano seguiva un rituale preciso, che imponeva di trarre gli auspici osservando il volo degli uccelli, e di tracciare con un aratro trainato da una coppia di buoi il solco corrispondente al perimetro esterno della città. L' ager (agro, territorio) della colonia veniva delimitato e parzialmente suddiviso fra i coloni; a partire dal III secolo, la misurazione dei terreni fu attuata con una tecnica di rilievo e di suddivisione in lotti estremamente sofisticata, detta centuriazione . Le colonie potevano essere composte di cittadini romani aventi tutti i diritti ( coloniae civium Romanorum), che in tal caso, pur dando vita a una nuova entità civica formalmente autonoma e indipendente, mantenevano le prerogative della cittadinanza di Roma; oppure, venivano costituite con gruppi di provenienza o di condizione giuridica diversa - Romani, Latini, Italici -, solitamente più numerosi, che formavano comunità anch'esse autonome e dotate di autogoverno, ma legate a Roma da un trattato di alleanza; poiché la condizione giuridica riconosciuta a questi coloni era quella prevista dal "diritto dei Latini", essi erano definiti socii Latini . Le molte colonie di diritto "latino" fondate in Norditalia (la prima fu Rimini, nel 268 a. C., e l'ultima Aquileia, nel il 181 a. C.) costituirono importanti veicoli di romanizzazione per la popolazione indigena delle regioni settentrionali. Nell'89 a. C. fu varata una legge che equiparava tutti i centri urbani dell'Italia settentrionale, anche quelli non fondati da Roma, alle colonie di diritto latino: le città settentrionali diventarono cioè colonie latine "fittizie", con una condizione destinata peraltro ad avere vita breve, perché circa quarant'anni dopo avrebbero finalmente ottenuto il diritto "pieno" dei cittadini romani, trasformandosi in municipia . Nel corso dell'età imperiale, diverse città ottennero dall'uno o dall'altro imperatore il titolo puramente onorifico di "colonia", considerato particolarmente prestigioso e nobilitante. top

CONSOLE (consul) - Il consolato, la somma carica politica e militare di Roma, era rivestito collegialmente e per la durata di un anno da una coppia di consoli, che erano eponimi, cioè davano il loro nome all'anno in cui erano in carica (nel mondo romano, la cronologia ufficiale e la ricostruzione storica si basavano sull'elenco delle varie coppie consolari che si erano succedute dagli inizi della repubblica). I due consoli erano contitolari di un enorme potere, detto imperium , che dava loro alcune importantissime prerogative: il comando militare supremo; la facoltà di stipulare accordi internazionali (validi però solo se approvati dal senato); il diritto di convocare e presiedere le assemblee elettorali del popolo romano, nonché di avanzare proposte di legge; la repressione penale. Segni distintivi della dignità consolare erano: l'accompagnamento di dodici littori, che portavano i fasci di verghe sormontati da una scure (simbolo del potere coercitivo); un particolare sedile, detto sella curule; la toga ornata dall'orlo di porpora e, in guerra, il mantello militare di porpora. Nel I secolo a. C., la riforma voluta da Silla privò i consoli dei comandi militari all'estero, affidati da allora ai governatori delle province ; con il passaggio dalla repubblica al principato, le prerogative civili dei consoli (che continuarono comunque a essere regolarmente eletti per tutta l'età imperiale) furono via via assorbite dagli imperatori. Il consolato rimase tuttavia la carica più importante, perché fra gli ex-consoli continuarono a essere nominati i governatori delle province e i più alti funzionari dell'impero. top

DIRITTO LATINO (latino IUS LATII) - I Romani definivano ius Latii (cioè "diritto latino", o "dei Latini") l'insieme dei diritti che anticamente gli abitanti di qualsiasi città della Lega Latina avevano potuto esercitare a Roma. Si trattava del diritto di contrarre matrimonio legale con una Romana o un Romano (ius conubii), di commerciare con i Romani con la garanzia di poter ricorrere al magistrato per la tutela dei propri atti negoziali (ius commercii), e, ma solo inizialmente, anche di trasferirsi a Roma (ius migrandi) in condizioni di parità coi cittadini romani, e quindi di votare (ius suffragii) nei comizi elettorali. Alle città i cui abitanti godevano del ius Latii era riconosciuta l'indipendenza per quanto riguardava la politica interna, quindi eleggevano i loro magistrati e si autogovernavano; però erano vincolate alla politica estera romana ed erano tenute a fornire un contingente di soldati che combattevano a fianco delle legioni, ma in reparti diversi. Col passare del tempo, e con l'espansione del dominio romano ben oltre i confini del Lazio, il "diritto latino" venne riconosciuto e applicato anche a città non laziali, e che non avevano abitanti di origine latina: il ius Latii passò allora a indicare una condizione giuridica e perse qualunque connotazione etnico-geografica; coloro che ne godevano (e che erano oramai divenuti troppo numerosi) persero però il diritto di votare a Roma. top

DIRITTO PIENO (PLENUM IUS - OPTIMUM IUS) - Per i Romani, erano cittadini di diritto pieno coloro che godevano di tutti i diritti e assumevano tutti i doveri propri dei cittadini di Roma. A differenza di coloro che avevano soltanto il diritto latino, un civis optimo iure (cittadino di diritto pieno) era iscritto in una delle trentacinque tribù territoriali, che fungevano da liste elettorali e di arruolamento militare, e dunque poteva votare nelle assemblee comiziali di Roma e arruolarsi nelle legioni. I vantaggi della cittadinanza erano diversi: un abitante delle province (peregrinus) che otteneva il plenum ius poteva venire esentato dalle imposte che gravavano sui provinciali; in caso di arresto, non poteva essere sottoposto a punizioni corporali. Nel 49 a. C., tutte le città del Norditalia che godevano di diritti inferiori (diritto latino) ottennero per legge il plenum ius , diventando municipia , cioè comunità di cittadini che assumevano tutti i diritti e i doveri dei Romani. Il diritto di cittadinanza - che poteva essere concesso a singoli individui o a intere comunità - continuò a essere molto ambito; in età imperiale, la sua concessione era riservata all'imperatore. top

ERMA - pilastrino di sezione quadrangolare, sormontato da una testa scolpita, così detto perché in origine, in Grecia, raffigurava il dio Ermes; nel mondo romano il nome si mantenne, anche se, venuta meno la connessione con Ermes (il dio che tutelava le strade, i crocicchi, i viandanti), l'oggetto assunse un carattere prevalentemente decorativo. top

IMPERIUM - Potere di alcune magistrature di Roma antica, consistente nel comando dell’esercito in armi e nell’esecuzione della legge.
In età repubblicana l’imperium era una prerogativa dei pretori, dei consoli e del dittatore, oltre che dei governatori delle province (proconsoli).
In età imperiale il potere dell’imperatore (“colui che ha l’imperium”) era maggiore di quello degli altri: l’imperium di Augusto era infatti maius (maggiore di quello di chiunque altro) e infinitum (senza limiti di spazio né di tempo).
Il termine passò a indicare anche il territorio dell’impero, alludendo al fatto che esso era stato conquistato con le armi. top

LA TENE - La Tène è una località svizzera, situata sulla sponda orientale del Lago di Neuchâtel, dove fu scavato, tra il 1907 e il 1917, un importante sito archeologico risalente all'età del Ferro. Alcuni oggetti, decorati con motivi curvilinei, si rivelarono caratteristici non solo di questo sito, ma anche di molti altri coevi scoperti successivamente in Europa. Gli archeologi iniziarono quindi a parlare di "arte di La Tène", per indicare il momento culturale legato alle popolazioni celtiche che si sviluppò in Europa centro-occidentale (diffondendosi fino alla Gran Bretagna, all'Irlanda, alle Alpi e ai Pirenei) e si protrasse dalla metà del V secolo a.C. sino alla sottomissione dei Celti al mondo romano. top

LIBERTI - erano così detti gli schiavi liberati (contrapposti agli individui di nascita libera, detti ingenui). A seguito della procedura ufficiale con cui il padrone lo liberava (manomissione), lo schiavo divenuto libertus diventava cittadino romano, assumeva il prenome e il nome del padrone e manteneva il proprio nome come cognome. Egli rimaneva tuttavia vincolato all'ex-padrone (divenuto suo patronus ) da una serie di obblighi, che di fatto ne limitavano la libertà personale. I liberti non potevano accedere alle cariche pubbliche (riservate ai nati liberi); potevano tuttavia dedicarsi ad attività commerciali o professionali che non di rado consentivano loro di accumulare grandi ricchezze. In età imperiale, parecchi liberti, favoriti dagli imperatori, entrarono nell'ordine equestre (cavalieri); al livello locale delle varie città dell'impero, molti di loro acquisirono prestigio e mezzi sufficienti per entrare nei collegi e nelle associazioni a loro riservati (fra cui quello dei seviri). top

MANI (dii Manes) - I Mani erano le anime dei morti, divinizzati e fatti oggetto di culto sia familiare, sia pubblico; i loro diritti erano considerati sacri, ed erano dedicate loro due festività ufficiali, chiamate l'una Rosaria (o Violaria), così dette perché in tale ricorrenza si adornavano le tombe di fiori, l'altra Parentalia (dal 13 al 21 febbraio), perché celebrava i parenti scomparsi. La dedica agli dèi Mani di un defunto (Dis Manibus , generalmente abbreviata in D. M .) costituiva la più comune formula di introduzione delle iscrizioni sepolcrali. top

MILLIARI /miliari (lapides miliariae) - Sono i cippi, o le colonne (alte fino a 2 m., con un diametro di circa 60 cm.), che lungo le strade maggiori indicavano la distanza progressiva in miglia (1 miglio = 1478 m.), calcolata dalla città più vicina oppure dalla più importante località di partenza (o, talvolta, anche d'arrivo) della strada. I milliari recano solitamente un'iscrizione che, oltre a indicare il numero del miglio (in cifre), ricorda il nome dei magistrati o degli imperatori che costruirono la via, oppure che vi promossero lavori di ampliamento, adeguamento o restauro. top

MITRA - antico dio indoiranico, avvertito come potenza benefica, strettamente connesso con la luce e quindi facilmente concepito come dio solare.La sua religione si costituisce attraverso un lungo processo, che prende avvio a Babilonia e si compie in Asia Minore, verso la fine del IV sec. a.C..
Il primo contatto con l’Occidente sembra avvenire nel I sec. a.C., nel qual caso comunque il culto rimase nell’oscurità, forse limitato agli strati più bassi delle popolazioni locali fino a un’epoca molto più tarda; la prima chiara menzione risale alla fine del I sec.d.C..
Principale veicolo della sua successiva diffusione in tutto l’impero romano fu l’esercito: per questo la maggior parte delle attestazioni e dei monumenti del culto si ritrovano in zone ricche di guarnigioni militari, come le province nordiche di confine quali Mesia, Dacia, Germania e Britannia.
Il rituale, segreto e limitato agli uomini, resta in gran parte oscuro. Veniva celebrato in grotte artificiali dette mitrei e i pochi particolari noti testimoniano una sorta di banchetto durante il quale il candidato all’iniziazione doveva superare una serie di prove, tra le quali forse in origine un omicidio rituale.
Secondo la leggenda il dio è protagonista di una serie di avventure, tra le quali una gara di forza con il dio Sole che si conclude con l’amicizia e l’alleanza tra i due, che così vennero spesso identificati, ela cattura e l’uccisione di un toro ( probabilmente il toro cosmico che dà origine alla vita).
Il momento di massima espansione del culto si hatra la fine del III e l’inizio del IV sec. d.C. quando si identifica con la religione orientale del dio Sole, assunta a religione ufficiale dall’imperatore Aureliano (270-275 d.C.).
Con Diocleziano (284-305 d.C.) comincia la decadenza e, dopo una debole ripresa durante il regno di Giuliano (360-363 d.C.), il culto si mantiene solo in alcune limitate zone provinciali. top

MITREO - santuario dedicato al culto del dio Mitra, per lo più sotterraneo o semisotterraneo, talvolta in grotte naturali, di pianta rettangolare, con due banchi per i fedeli lungo i lati, un altare nel mezzo e nella maggior parte dei casi nel fondo una grande lastra marmorea in cui veniva rappresentata l’impresa culminante del dio, la tauroctonia, cioè l’uccisione del toro cosmico. (v. culto di Mitra). top

MUNICIPIO (municipium) - Comunità cittadina autonoma e dotata di autogoverno interno, ma non dotata di giurisdizione, i cui abitanti erano stati incorporati nella cittadinanza romana, assumendone i diritti e i doveri. Già nel IV secolo a. C., Roma aveva concesso la condizione di municipes agli abitanti di alcuni centri laziali con cui aveva stretto rapporti di amicizia o di alleanza; essi mantenevano i propri organi di governo e le proprie leggi, ma potevano a scelta adottare il diritto romano e, come i cittadini di Roma (coi quali avevano la facoltà di stipulare atti negoziali e di stringere legami matrimoniali riconosciuti e tutelati giuridicamente), erano iscritti in una tribù territoriale e arruolabili nelle legioni. Ai cittadini di alcuni municipia era concesso anche il diritto di voto (ius suffragii) nelle assemblee politiche di Roma, e pertanto godevano del diritto romano pieno, il più completo (detto perciò optimum oppure plenum ius); coloro che ne erano privi erano invece cives sine suffragio (dotati di tutti i diritti tranne quelli politici). Con l'espansione di Roma in Italia, le varie comunità civiche presenti nella penisola si batterono per ottenere la concessione dei diritti municipali completi; nel 90 a. C., una legge Giulia concesse la cittadinanza romana a tutti coloro che già godevano del diritto latino e a tutte le popolazioni ex alleate, e probabilmente concesse la giurisdizione a tutte le comunità romane, di vecchia e di nuova istituzione. L'anno successivo (89 a. C.) un'altra legge conferì il diritto latino alle comunità civiche dell'Italia a nord del Po (lex Pompeia de Transpadanis). Quarant'anni dopo, una legge di Giulio Cesare concesse il diritto pieno di cittadinanza anche a queste: tutte le città dell'Italia settentrionale divennero allora municipia optimo iure, in quanto abitate da cittadini che godevano del diritto romano più completo, e che erano iscritti in una delle trentacinque tribù territoriali fra le quali erano suddivisi tutti i cives Romani. top

NECROPOLI - Letteralmente, il termine significa "città dei morti" e indica un insieme di sepolture antiche. Poiché la legge romana vietava di seppellire o cremare i morti entro il perimetro delle mura cittadine, le necropoli si trovavano sempre all'esterno, solitamente lungo le strade di accesso ai centri abitati. top

NINFEO (NINPHEUM) - In origine questo termine stava ad indicare semplicemente un santuario dedicato alle ninfe; successivamente il vocabolo venne impiegato anche per fontane monumentali o per edifici caratterizzati dalla presenza di nicchie, giochi d'acqua, statue e decorazioni architettoniche, che spesso riproducevano l'interno di una grotta. top

PEREGRINI - Erano definiti peregrini tutti coloro che, non essendo soggetti al diritto romano perché stranieri, non godevano dello status di cittadini romani (né di diritto pieno , né di diritto latino), anche se vivenao sul territorio imperiale; peregrini erano, salvo eccezioni, gli abitanti delle province . Dopo il 212 d. C., anno dell'editto con cui l'imperatore Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero, peregrini rimasero solo coloro che vivevano fuori dei confini imperiali. top

PITTURA PARIETALE ROMANA - L'archeologo tedesco August Mau (Kiel 1840 - Roma 1909) individuò nella pittura parietale romana quattro stili diversi tra loro per tipologia e collocazione cronologica; questi stili vengono definiti anche "pompeiani", perché riconosciuti e analizzati proprio nel corso degli scavi eseguiti nella celebre città campana.
Il I stile risale all'età ellenistica (si sviluppò dal II secolo a.C.): è una decorazione costituita da stucco dipinto, leggermente in rilievo, che riproduce il marmo nel modo più fedele possibile. Le pareti decorate seguendo questo stile si presentano ornate a fasce sovrapposte di "finto marmo" giallo (soprattutto nello zoccolo di base), viola, verde e bianco (nella parte superiore).
Nel II secolo a.C. si afferma il II stile, caratterizzato dall'uso di intonaco dipinto, anziché stucco in rilievo. I pittori riprendono elementi tipici delle altre forme artistiche per eccellenza, la scultura e l'architettura, nonché delle scenografie utilizzate sui palcoscenici dei teatri. Sulle pareti compaiono elementi architettonici (colonnati, logge, zoccoli, cornici, porte e finestre) che simulano profondità, anche con l'ausilio di ombreggiatura e prospettiva, e danno l'illusione di spazi aperti che si moltiplicano. Sullo sfondo si intravedono paesaggi e scene mitologiche che sembrano annullare la presenza della parete. Statue, animali, ghirlande, motivi vegetali, maschere tragiche, quadri incorniciati, tendaggi arricchiscono gli ambienti e contribuiscono a dare ulteriore profondità al dipinto. Fra il 20 e il 15 a.C. appare il cosiddetto "stile a candelabri", elementi d'arredo che vengono dipinti su sfondi monocromi rossi, bianchi o neri.
Più semplice e rigoroso, ma non meno ricco, il III stile d'età augustea si distingue dal precedente per la rinuncia a creare prospettive illusionistiche eccessive. Continuano a essere riprodotti elementi architettonici su sfondi neri, rossi e bianchi, che incorniciano quadri con scene mitologiche copiate dai grandi e famosi dipinti greci di età classica ed ellenistica. A volte i motivi ornamentali si ispirano alla cultura egiziana, assai in voga in quegli anni, dopo che l'Egitto divenne provincia romana.
Il IV stile si sviluppa nella metà del I secolo d.C. Quando nel 62 un terribile terremoto danneggiò la città di Pompei (avvisaglia della definitiva distruzione della città, ad opera della famosa eruzione vesuviana del 79), molte case vennero ricostruite seguendo i dettami del nuovo stile. Il repertorio ornamentale è assai vario: si riconoscono decorazioni architettoniche che si rifanno al II stile, ma sono più fantasiose, meno rigide e simmetriche. Nel IV stile sono annoverate anche pareti decorate in modo più semplice, con l'accostamento di campi colorati. E ancora: "tappeti" con figure al centro che ripropongono la tappezzeria utilizzata in età ellenistica per decorare le pareti. top

PREDIALI - Dal latino praedium (bene immobile, podere, fondo), sono i nomi dei fondi che venivano derivati da quelli del proprietario. Oggi divengono testimonianze importanti della romanizzazione di un territorio poiché spesso restano a designare località o centri abitati. Un prediale si riconosce spesso dalla desinenza /ano /ana, derivata dal nome della gens del proprietario, ad esempio: Savignano (gens Sabinia); Lizzana (gens Licia);Vezzano (gens Vettia), etc. top

PROVINCIA - Provincia indicava l'ambito di competenza e la sfera d'azione in cui un magistrato dotato del potere di comandare (imperium) esercitava le sue prerogative. Di conseguenza, anche il compito di governare un territorio conquistato, assegnato al magistrato che veniva inviato là ogni anno, costituiva la provincia di quel magistrato. Quando le conquiste di Roma si moltiplicarono, i vari territori assoggettati vennero ciascuno a costituire la provincia del magistrato che si inviava a governarli: così, per estensione, provincia passò a indicare l'ambito geografico, delimitato ed esterno alla penisola italica, entro il quale il magistrato esercitava le sue funzioni civili e militari di governatore. Dall'identificazione di una provincia con un territorio bene individuato deriva il significato odierno del termine: in Italia, le province sono le ripartizioni amministrative in cui è suddiviso il territorio nazionale; sono rette da amministrazioni locali i cui membri vengono periodicamente eletti dalla popolazione. top

ROMANIZZAZIONE - Il termine definisce il lungo processo di acculturazione grazie al quale tutte le aree geografiche e le popolazioni via via entrate nell'orbita di Roma ne subirono l'influenza, adottando forme di organizzazione del territorio e istituzioni politiche, civili e religiose ispirate al sistema di vita associata propagato dai Romani. Uno degli strumenti principali della romanizzazione fu la fondazione delle colonie , che impose ovunque il modello della città greco-romana; ma anche l'insediamento sparso di gruppi di cittadini in territori abitati dalla popolazione locale costituì un formidabile mezzo di diffusione della lingua e della cultura di Roma. top

SEVIRI - i sei sacerdoti annuali che a Roma, a partire dal 12 a.C., erano incaricati di officiare il culto della gens Iulia e dell’imperatore Augusto. Essi compivano riti, indicevano giochi e presiedevano alle cerimonie in onore degli imperatori divinizzati.
Praticato ancora vivente Augusto e inizialmente unito a quello della dea Roma, il culto imperiale venne reso autonomo da Tiberio che aumentò il numero dei seviri portandolo a 21 e ne favorì l’estensione in tutto l’impero.
Il sevirato è normalmente connesso con la città di appartenenza, e nel periodo imperiale in tutte le colonie e i municipi è largamente attestato.
Uniti in collegio i seviri augustali erano una categoria aperta ai più facoltosi liberti che trovavano in questa carica il modo per elevare il loro status sociale, essendo loro precluso l’accesso alle carriere pubbliche (riservate agli ingenui, cioè a coloro che erano liberi per nascita). top

SISTEMA TRINOMINALE - Nella formula onomastica dei cittadini di Roma antica, i nomi maschili tipici contenevano tre nomi propri che erano indicati come praenomen, nomen e cognomen (ad es., Marcus Tullius Cicero). Talvolta si aggiungeva un secondo cognomen chiamato agnomen; inoltre, i generali vittoriosi potevano fregiarsi di cognomina coniati sul nome dei popoli su cui avevano trionfato (Germanicus, Africanus …).
Il praenomen era il nome proprio come lo intendiamo oggi; il nomen, equivalente al nostro cognome, individuava la gens, cioè la famiglia allargata di provenienza; il cognomen inizialmente era una sorta di soprannome e distingueva un individuo all’interno di una gens, si trasmetteva da padre in figlio e di fatto identificava la famiglia nucleare di appartenenza; l’agnomen il più delle volte era un semplice soprannome.
Alle donne non veniva dato ilpraenomen, ma solo il nome della gens (Iulia, Livia, Tullia); così, se in una famiglia nascevano più bambine, portavano tutte lo stesso nome, e le si distingueva indicandole come “la maggiore” o “la minore” (Iulia maior, Iulia minor). top

STRATIGRAFIA - Ramo della geologia che studia i caratteri e la giacitura degli strati geologici che costituiscono la crosta terrestre. Lo spessore dei singoli strati può variare da pochi millimetri a decine di metri e attraverso il loro studio si è ricostruta la storia della Terra dividendola in ere, periodi ed età geologiche.
La stratigrafia si basa essenzialmente sul principio di sovrapposizione, per cui in una serie di strati sovrapposti ogni strato è più recente di quello sottostante (o viceversa). In più, attraverso il principio di continuità, per cui un qualsiasi sedimento considerato nel piano orizzontale resta identico a se stesso, vengono fatte correlazioni cronologiche a distanza.
Attraverso la stratigrafia è quindi possibile datare i reperti in termini di cronologia relativa, cioè in relazione alla loro giacitura su un determinato strato; questo almeno dove non siano intervenuti fenomeni naturali o azioni umane di sconvolgimento. top

TERRA SIGILLATA - Ceramica romana dalla caratteristica vernice brillante di colore rosso o arancione. Col termine si indicano produzioni ceramiche diverse collocabili cronologicamente dal I sec. a.C. al V-VI sec. d.C., che comprendono principalmente vasellame fine da mensa, come piatti, vassoi o coppe, lavorati al tornio e differentemente decorati a seconda delle epoche e delle officine. Il termine trova spiegazione nella tecnica decorativa utilizzata, consistente nell’impiego di piccoli stampi a elementi intercambiabili per l’impressione di disegni a rilievo (sigilla). Il metodo si diffuse in gran parte dell’impero romano, specialmente nell’Italia settentrionale, nelle Gallie e successivamente in Africa. top

TESORETTO - Gruppo di monete o di oggetti di valore sotterrati nell’intento di conservarli e preservarli da pericoli quali potevano essere invasioni di popoli stranieri o periodi di guerra. top

TRIBU' - Suddivisione dello Stato romano. Le tre tribù originarie furono quelle dei Tizii (Tities), dei Ramni (Ramnes) e dei Luceri (Luceres) che avevano carattere etnico . Vennero soppiantate dalla creazione delle prime tribù a carattere territoriale, consistenti in quattro tribù urbane (urbanae), nelle quali era diviso il suolo della città di Roma, e in un numero sempre crescente di tribù rustiche (rusticae), che comprendevano il resto del territorio.
Le sedici tribù rustiche più antiche portavano il nome di famiglie patrizie, che evidentemente possedevano la maggior parte del territorio, mentre le tribù di nuova creazione assunsero di regola denominazioni derivate da toponimi e comprendevano territori di nuova conquista, in cui venivano fondate colonie di cittadini romani o ai cui abitanti veniva concessa la cittadinanza.
Le tribù rusticheraggiunsero il numero di trentacinque nel 241 a.C., e questa cifra rimase da allora in poi inalterata. In seguito i nuovi cittadini vennero iscritti nelle tribù già esistenti.
In generale il luogo in cui si trovava il possesso e l’abitazione determinava l’appartenenza ad una tribù, chetuttaviarestava la stessa anche dopo un trasferimento.
Le tribùterritoriali erano le unità impiegate per stabilire la residenzialità , le proprietà terriere e le ricchezze (census) dei cittadini, condizione indispensabile per l’organizzazione di una società che, come quella romana, era basata sui patrimoni. Presto divennero anche la base per la tassazione , e nel III sec. a.C. anche per la leva militare (dilectus); inoltre erano anche distretti di voto per l’assemblea dei cittadini (comitia tributa). top

TRIBUNI DELLA PLEBE -magistratura annuale plebea, sorta in opposizione a quella patrizia dei consoli.
Dopo la secessione del 493 a.C. (la plebe oppressa dai debiti e dalla leva militare si sarebbe ritirata sul monte Sacro rifiutandosi di prestare la propria opera) i plebei ottennero di eleggere proprie magistrature, affiancandole a quelle dei patrizi.
Il loro nome è evidentemente connesso con tribù (tribus).
Inizialmente il numero dei tribuni variò da due a quattro a cinque, e solo successivamente venne portato a dieci.
Non essendo magistrati dotati di imperium (v. imperium) la base del loro potere era l’inviolabilità (sacrosanctitas), non suggellata da alcuno statuto, ma da un giuramento plebeo prestato all’atto della creazione dei primi tribuni sul monte Sacro.
I tribuni, la cui azione era legata alla cerchia urbana, avevano inizialmente l’unico diritto di recare protezione (auxilium) contro il magistrato patrizio alla parte plebea della popolazione e si limitò dapprima alla facoltà di porre il veto (intercessio) alle decisioni dei magistrati o del Senato contro le singole persone. Da questo diritto scaturì ben presto quello di opporsi ad ogni legge amministrativa o atto dei magistrati (persino dei consoli).
I tribuni covocavano e presiedevano le assemblee popolari, dove avevano luogo le elezioni di parecchi magistrati, in certi casi si amministrava la giustizia e vi si votavano leggi anche di straordinaria importanza.
I limiti delle leggi imposti al tribunato non furono sufficienti a limitare il potere dei tribuni, che cominciarono ad apparire come sfrenati demagoghi; si tentò in alcuni periodi di limitare il loro potere, sopprimendo in gran parte il diritto di veto e di iniziativa legislativa.
Durante il Principato il potere tribunizio fu perno dell’autorità personale degli imperatori. Il tribunato repubblicano sopravvisse, ma perse la sua autonomia e quasi ogni funzione pratica.
Fino al secolo III d.C. rimase un passo obbligatorio della carriera senatoria per i plebei ed è ancora attestato nel V secolo d.C.. top

VILLA (latino VILLA) - I Romani chiamavano propriamente villa l'abitazione rurale situata al di fuori delle mura cittadine. L'origine di questa tipologia di abitazione si colloca cronologicamente in età tardo-repubblicana; i membri della classe dirigente romana, arricchitisi grazie alle campagne militari, acquistarono terreni (soprattutto nella fertile zona tirrenica) e vi fondarono vere e proprie "aziende agricole", a volte di tipo latifondistico, dove veniva impiegata quasi esclusivamente manodopera schiavistica. La villa oltre alla zona adibita alla produzione agricola (pars rustica), e in alcuni casi alla lavorazione e conservazione dei prodotti (pars fructuaria), disponeva di un'area residenziale riservata ai proprietari, che periodicamente lasciavano la città per visitare i loro possedimenti. Il termine passò poi ad indicare non solo la fattoria e l'azienda agricola (villa rustica), ma anche la casa di campagna destinata al riposo e allo studio (otium) e la residenza lussuosa costruita in città o appena al di fuori delle mura (villa urbana o suburbana). top