Alto Garda
I centri più importanti:

Un ruolo determinante deve essere stato rivestito da Riva del Garda, vicus con vocazione portuale e commerciale, scalo mercantile e sede di una corporazione di battellieri. Non è da escludere che esistessero anche qui strutture edilizie di tipo residenziale con ambienti di qualità e rappresentanza, fatte costruire da qualche personaggio di rilevo, come fa pensare il rinvenimento di reperti di un certo prestigio attribuibili a costruzioni non propriamente rurali. Resti di complessi identificabili come villae rusticae (edifici rurali) o urbano-rustiche (fusione di caratteristiche rurali e residenziali), sono stati rinvenuti ad esempio in località Varone di Riva e S. Giorgio di Arco (peraltro lungo un’importante via cimiteriale che ha restituito consistenti testimonianze funerarie). Altri resti di abitati e di edifici di vario tipo sono venuti alla luce in varie zone di Riva, ad Arco e nel territorio circostante (Bolognano, Prato Saiano – toponimi che attestano origine prediale – Caneve, Ceole, Mogno, nei pressi del ponte sul Sarca, dove sorgeva una necropoli, Nago). Importante inoltre il complesso monumentale del Monte S. Martino (in località Campi di Riva), attribuibile con ogni probabilità ad un santuario, luogo di culto e contemporaneamente punto di incontro e scambi economici e culturali, frequentato già in età protostorica dalle popolazioni indigene. Non ci sono elementi sufficienti che inducano a ipotizzare la presenza di sontuosi edifici di tipo residenziale, simili a quelli attestati in altre zone del Garda, soprattutto nelle aree meridionali: del resto questa costa era troppo lontana dalle due città di Brescia e Verona perché i ricchi signori delle due città la scegliessero per farvi costruire ville eleganti e lussuose, come quelle di Sirmione, Desenzano, ecc.
L’Alto Garda era collegato con la via che attraversava la Val d’Adige e che metteva in comunicazione Hostilia (Ostiglia, sul Po) con le zone alpine: la via Claudia Augusta Padana. Da questa via, che percorreva la valle dell’Adige, si staccava una strada, più o meno all’altezza di Mori, che giungeva fino all’Alto Garda. Sembra che il suo percorso da Mori a Nago coincidesse più o meno con quello attuale; quindi scendeva verso Riva, non si sa bene attraverso quale via. Recentemente è stata proposta una discesa lungo la cosiddetta “Masa”, in modo da aggirare da nord il monte Brione.
Sono poi stati individuati nella piana i resti di due probabili tracciati viari. Uno è quello rintracciato sotto e a fianco della strada provinciale 118 di S. Giorgio e, presumibilmente, collegava l’area rivana e quella arcense; l’altro invece doveva staccarsi da quello precedente in località Confine e dirigersi verso il fiume Sarca: poi proseguiva forse verso nord, correndo più o meno parallelo all’altro, passando attraverso le località Prato Saiano e Dossi, e puntava verso Caneve.
Va ricordato infine l’antico percorso che collegava il rivano con Brescia, risalendo le pendici del monte Englo e attraversando S. Giovanni, Campi, S. Martino, la Bocca di Trat e le valli di Concei , di Ledro e del Chiese.