Trentino
Strade antiche del territorio trentino e altoatesino:

Fin dall’epoca preistorica, le comunicazioni fra i due versanti delle Alpi centrorientali avevano privilegiato la Valle dell’Adige, che svolse attraverso i millenni un ruolo di vero e proprio “corridoio” per gli uomini e le merci. Gran parte dei percorsi principali percorsi naturali che la solcavano, ma soprattutto la fitta rete delle piste d’altura e delle vie minori di fondovalle, erano noti e frequentati già nell’età precedente alla romanizzazione della regione: l’intervento romano portò al completamento e all’ammodernamento della viabilità principale, alla razionalizzazione di quella secondaria. Il nodo centrale della rete stradale dell’intera regione (dove non esisteva ancora il centro urbano di Bolzano) era proprio Trento, grazie alla sua posizione strategicamente favorevole per i collegamenti con il nord, il sud e con le valli vicine.
La strada che collegava Trento a Verona dovette essere tracciata non molto tempo dopo la realizzazione della Via Postumia, la grande strada che portava da Aquileia a Genova e che, attraversando da est a ovest tutta la pianura Padana, collegava l’alto Adriatico col Mar Tirreno. La Via Postumia (costruita a partire dal 148 a.C.) toccava Verona attraversando l’Adige: da qui ci si poteva immettere agevolmente nel percorso che risaliva il corso del fiume, e che permetteva sia di percorrere longitudinalmente la valle dell’Adige, sia di accedere alle valli principali che su quella sboccavano. Alcuni interventi di ristrutturazione e di ammodernamento della strada dovettero avvenire tra la fine del II e la metà del I secolo a.C., ma i più imponenti probabilmente furono attuati dopo l’incursione dei Cimbri del 102 a.C., che aveva dimostrato tutta l’importanza strategica del percorso della Valle dell’Adige, destinata a mantenersi nei secoli: i cippi miliari che vi sono stati rinvenuti e che risalgono al IV secolo d. C., attestano i vari interventi di manutenzione a cui la strada fu sottoposta, evidentemente perché nella tarda età imperiale era ancora assiduamente frequentata.
Il tracciato tra Trento e Verona, che venne a costituire uno dei due rami della via Claudia Augusta, è riportato in due famosi itinerari stradali di età tardoantica, la Tabula Peutingeriana e l’ItinerariumAntonini; entrambi questi importanti documenti segnano lungo il percorso le stazioni di Ad Palatium (Ala) e di Sarnis (probabilmente nei pressi di Serravalle) (clic su foto degli itinerari?).Alcuni cippi miliari scandiscono invece le distanze che separavano i municipia di Verona e di Tridentum: ne sono stati rinvenuti a Volano (CIL V, 8053), a Marano e a S. Pietro in Bosco di Ala (CIL V, 8051 e 8050), ad Avio (CIL V, 8052).
Il percorso della strada lungo la Val Lagarina risulta tuttavia molto difficile da ricostruire, in assenza di materiali archeologici sicuramente attribuibili al tracciato stradale; inoltre, nei secoli l’itinerario è stato probabilmente rettificato più volte, per cui non si può stabilire con sicurezza né quale fosse la sua posizione in rapporto al corso dell’Adige, né come si portasse da un versante all’altro della valle.
L’altro ramo della via Claudia Augusta collegava Tridentum con il municipio di Feltria (Feltre) snodandosi lungo la Valsugana. Lungo questo tracciato sorgeva la stazione di Ausugum (Borgo Valsugana), che gravitava sul municipio di Feltre (come dimostra l’iscrizione confinaria sul Monte Pergol). Un cippo miliare relativo al tracciato è stato rinvenuto a Tenna (SI, 1065).Anche questa era una strada di notevole importanza: collegava infatti Tridentum con i centri pedemontani della Venetia e con il Norico.
Da Trento la via Claudia Augusta si dirigeva verso nord, percorrendo un tratto su cui la Tabula Peutingeriana e l’Itinerarium Antonini segnalano le stazioni di Endidae (Egna), Pons Drusi (nella piana di Bolzano e che ricorda significativamente l’ideatore del percorso), Sublavio (Ponte Gardena); da lì si staccava il ramo che raggiungeva Augusta Vindelicum valicando al passo del Brennero. Cippi miliari sono stati ritrovati a Castelvetere (IBR 466, 467), a Prato all’Isarco poco oltre Bolzano (CIL V, 8054) e due nella zona di Vipiteno (IBR 462, AEp, 1982, 730) dove sorgeva una statio. All’altezza di Sublavio (Ponte Gardena) la strada usciva dal territorio di Tridentum e dall’Italia; dopo poche miglia, dal suo percorso se ne diramava un altro, diretto a est, che passava nei pressi di Bressanone, attraversava la Val Pusteria e portava a Aguntum nel Norico (presso l’odierna Lienz); di là si poteva ridiscendere fino ad Aquileia.
Giunta dunque alla piana di Bolzano la via Claudia Augusta deviava a nordovest per salire al passo di Resia: il cippo celebrativo rinvenuto a Rablà (CIL V, 8003), nei pressi di Merano, ricorda i lavori di adeguamento e di completamento voluti dall’imperatore Claudio sulla strada già tracciata da suo padre Druso. L’iscrizione del monumento di Rablà ha un importante significato ideologico e di propaganda: il testo segnalava infatti ai viaggiatori che la guerra alpina di Druso aveva aperto e garantito al transito il collegamento tra il bacino del Po e quello del Danubio, portando all’interno del mondo romano le Alpi e i loro abitanti.
Non lontano dal luogo del rinvenimento del cippo di Rablàsorgeva la statio Maiensis, una stazione doganale che segnava il confine tra il municipium di Tridentum e la provincia della Rezia. Di lì la strada risaliva fino al passo di Resia, con un percorso di difficile ricostruzione, poiché non ha restituito altre testimonianze archeologiche o epigrafiche all’infuori di un cippo (IBR 464) trovato tra Lasa e Oris in Val Venosta, privo però di iscrizione.