Trentino
Le risorse e gli insediamenti del territorio:

(CLIC su carte geografico/tematiche con rimando ai siti archeologici)
La conformazione morfologica del territorio tridentino presenta poche aree pianeggianti o semipianeggianti, con una buona esposizione al sole, mentre molte sono le valli strette caratterizzate da un clima rigido: fattori climatico-ambientali che hanno ovviamente condizionato lo sfruttamento delle risorse agricole.
La romanizzazione determinò un notevole sviluppo unicamente nelle valli maggiori, dove la buona disponibilità di superfici coltivabili, e la possibilità di ricavarne altre mediante interventi di bonifica delle zone acquitrinose e con il terrazzamento dei declivi più dolci, favorì la diffusione degli insediamenti e la loro crescita. Nacquero così numerose aziende agricole, sul modello della villa rustica, articolate dunque in una parte produttiva (pars rustica) e in una residenziale (pars urbana), con una produzione destinata per lo più al mercato creato dalle esigenze di approvvigionamento dei principali centri urbani vicini; esempi significativi sono stati rinvenuti lungo la media Valle dell’Adige e nell’area del Garda.
Gli abitati situati in altura, spesso sviluppatisi da insediamenti retici precedenti, vivevano necessariamente di un’agricoltura di sussistenza, integrata dalla pastorizia e dalle risorse fornite dalle vaste aree boschive. Fra queste rivestiva un ruolo primario lo sfruttamento del legname, che, impiegato nell’edilizia, come combustibile e per la produzione del carbone, alimentava un commercio particolarmente redditizio: il larice, assai richiesto come materiale di carpenteria edilizia e navale, veniva esportato nel resto d’Italia.
Le ricerche condotte sui resti vegetali ritrovati nel corso di vari scavi hanno rilevato la vasta diffusione delle colture cerealicole, soprattutto di frumento, orzo, miglio, e di farro destinato agli animali da allevamento. Anche gli ortaggi avevano un’importanza notevole non solo per il consumo alimentare, ma anche come piante da rinnovo per reintegrare i terreni impoveriti dalla cerealicoltura; tra le piante da frutta, le più diffuse erano probabilmente il noce e il nocciolo, nonchè le pomoidee (mele e pere); il clima era favorevole anche alla crescita di peschi e albicocchi, di cui infatti sono state trovate tracce. Connesso con il procedere della romanizzazione è il grande sviluppo della coltivazione della vite, che peraltro doveva essere presente anche in età precedente, seppure in una varietà selvatica.
La presenza di pascoli e di aree boschive favorì la pratica dell’allevamento, le cui dimensioni in regione sono tali da far supporre che esso non servisse solo per la sussistenza. Oltre a fornire scorte alimentari, l’allevamento era legato infatti alla produzione di lana, pelli, latte e prodotti caseari che potevano essere immessi sul mercato e diventare così un surplus che incrementava l’economia.