Trentino

I reti e la cultura fritzens-sanzeno:

Nel corso dell'Età del ferro nelle Alpi centrorientali si era affermata la cultura di Fritzens-Sanzeno, che ha lasciato tracce di sé in Trentino, in Alto Adige e nel Tirolo: generalmente si ritiene che fosse propria  delle popolazioni che le fonti antiche chiamano "Reti", e che erano insediate appunto in quelle zone. Mentre Strabone (IV 3, 3; VI 6, 6-8) e Plinio (N.H. III 130, 133, 146) parlano dei Reti come di un unico popolo, lo stesso Plinio precisa che erano divisi in vari gruppi, pur riconducibili a una comune appartenenza etnico-culturale; ciò sembra essere confermato dalla mancanza del nome Reti nel Trofeo delle Alpi di La Turbie.
La cultura di Fritzens-Sanzeno è attestata dal VI fino al I secolo a.C., quando le campagne militari di Tiberio e Druso nel 15 a.C. portarono le Alpi occidentali sotto il dominio romano; la guerra contro i Reti segna di fatto, per il Trentino, la fine dell’età del Ferro.
Queste popolazioni dovettero avere, a partire dal VI secolo a.C., delle significative relazioni con gli Etruschi che in quel periodo raggiunsero la loro massima espansione nell’Italia settentrionale. Gli Etruschi svolsero in quel periodo un importante ruolo di mediazione tra il mondo mediterraneo e quello transalpino, in concomitanza con l’affermarsi dell’espansione commerciale dei Greci nell’alta Italia. In questo periodo i traffici lungo la valle dell’Adige dovevano già essere sviluppati, dato che essa era la via più breve per arrivare ai due passi di Resia e del Brennero.
Il quadro generale dell'Italia settentrionale cambiò drasticamente con la calata dei Celti ("Galli",  per i Romani),  che fra la fine del V e l'inizio del IV secolo penetrarono nella penisola, insediandosi nella Pianura Padana. L'area compresa tra l'Oglio, il Chiese e l'Adige fu occupata dai Celti Cenomani, i quali entrarono da allora in contatto con i Reti delle limitrofe vallate alpine. Non deve dunque stupire che il geografo Tolomeo (Geog. III 1, 31) giudicasse Trento come una città dei Cenomani, mentre Plinio (N.H. III 130) riteneva che la città fosse stata fondata, al pari di Feltre e Verona, dai Reti.
Nelle descrizioni degli antichi, i Reti appaiono come un popolo selvaggio e bellicoso, dedito a scorrerie e attacchi violenti contro i centri del fondovalle già romanizzati; allo stesso tempo essi venivano considerati un ostacolo al libero transito attraverso i passi alpini, poichè, al pari di altre popolazioni stanziate sui valichi, imponevano pedaggi e assalivano i convogli. E' tuttavia probabile che la loro pericolosità sia stata volutamente esagerata dalle fonti antiche a giustificazione  della guerra retica del 16-15 a.C., come pure delle altre guerre alpine degli ultimi decenni del I secolo a. C., con le quali Roma si assicurò il controllo e il dominio delle Alpi.