Trentino

Le campagne militari nelle alpi:

Nella cultura greco-romana, sorta e sviluppatasi in una dimensione mediterranea e cittadina, le Alpi erano considerate una barriera spaventosa e insormontabile: un non-luogo, inadatto all’insediamento umano e inaccessibile alla civiltà, come ancora nel II secolo a.C. le considera lo storico greco Polibio (citazione passo ?) Tuttavia, quando gli interessi espansionistici di Roma, nella seconda metà del I secolo a.C., si rivolsero all’Europa centrosettentrionale, un importante mutamento di prospettiva si impose: gli spostamenti delle truppe all’interno di un impero divenuto vastissimo, come pure le rotte commerciali oramai di estensione continentale, richiedevano il controllo totale e la piena agibilità di tutto il territorio, tanto più necessari se si trattava di aree-chiave per le comunicazioni fra il nord e il sud dell’impero, come lo erano le Alpi.
La catena alpina era abitata da popolazioni bellicose, che integravano gli scarsi prodotti di un’economia povera, propria di un ecosistema difficile, con i proventi derivanti dal controllo dei valichi (imponevano pedaggi, anche esercitando attività di guida e scorta per i convogli). Contro queste popolazioni Augusto scatenò un’offensiva massiccia, articolata in varie campagne militari condotte a partire dal terzo decennio del I secolo a.C. che avrebbero fatto delle Alpi una parte politica e amministrativa dell’impero.
La prima serie di operazioni che interessarono un’area limitrofa al Trentino fu la campagna di P. Silio Nerva, del 16 a.C., che portò all’assoggettamento dei territori a nord di Brescia (Brixia) e delle popolazioni dei Camunni (abitanti della Valcamonica), dei Trumplini (della Val Trompia) e dei Vennii, o Vennonetes (stanziati secondo alcuni in Valtellina, secondo altri nei Grigioni): fu il primo atto della guerra retica, che avrebbe garantito a Roma la conquista delle Alpi centroccidentali.
Nel 15 a.C. prese il via la campagna condotta da Tiberio e Druso, che li portò al di là del passo Brennero e del Resia. Furono assoggettati altri gruppi di Reti (tra cui i Venostes, stanziati a sud del Resia, nell’attuale Val Venosta), i Vindelici e i Norici, popolazioni suddivise anch’esse in vari gruppi etnici che abitavano probabilmente entrambi i versanti delle catene montuose centrali, fra l’odierno Alto-Adige, la Svizzera, la Baviera meridionale e l’Austria e i territori limitrofi ai municipia pedemontani della Regio X. Alcune di costoro sono citate tra le gentes devictae elencate nel cosiddetto Trofeo delle Alpi di La Turbie (CIL V, 7817; Plinio, N.H. III 136-137) eretto nel 7-6 a.C. per celebrare appunto la sconfitta dei popoli alpini alla conclusione delle operazioni. Come ricorda il geografo Strabone (IV, 6, 9), che dedica parte della sua trattazione alla storia e all’etnografia delle Alpi, a seguito dell’azione congiunta di Tiberio e Druso le genti alpine cessarono di essere un problema per i traffici e cominciarono a pagare regolarmente i tributi; le Alpi avevano cessato di essere una frontiera ed erano divenute parte integrante dell’impero.
Dopo la vittoria di Tiberio e Druso vennero adottati dei provvedimenti molto severi, tra cui perfino la deportazione dei superstiti, per evitare che i Reti e i Vindelici si rendessero ancora responsabili di attacchi a chi transitava sul loro territorio o contro i centri abitati della fascia pedemontana; lo ricordano Strabone (IV, 6, 8) ? e Dione Cassio (LIV 22, 4-5) ?. Il territorio dei Reti e dei Vindelici divenne un distretto inizialmente sottoposto a occupazione, amministrato da un prefetto con funzioni sia di comandante militare sia di governatore civile, e solo durante il regno di Claudio (intorno al 47 d.C.) vi venne istituita una vera e propria provincia, la Raetia appunto; anche l’ex-regno alleato del Noricum divenne allora una provincia.
A seguito della riorganizzazione dei territori alpini e prealpini voluta da Augusto, mentre in una data compresa tra il 18 e il 12 a.C., Tridentum e il suo territorio venivano inseriti nella Regio X, poi denominata Venetia et Histria, cioè nella decima delle regioni in cui l’Italia romana era stata suddivisa, le popolazioni che abitavano gran parte dell’attuale Alto Adige vennero a trovarsi in una situazione civile e giuridica assai diversa non solo da quella dei cittadini di pieno diritto del municipium di Tridentum, ma anche da quella degli abitanti di alcune vallate tridentine o bresciane che, pur non godendo del diritto romano, erano comunque collegati con i municipi pedemontani a loro più vicini tramite una forma di annessione detta adtributio.