Trentino
I territori montani e le comunità:

Il grandioso progetto di riassetto generale dell’arco alpino, voluto da Augusto, prevedeva una serie di campagne militari volte ad assicurare il controllo definitivo dei valichi e a garantire un retroterra sicuro in vista delle operazioni militari sulla frontiera del Reno-Danubio, al termine delle quali alcune aree del versante alpino meridionale furono integrate nell’Italia romana, ricevendo ordinamenti e forme amministrative municipali o premunicipali, mentre altre furono aggregate alle costituende province del nord.
Questo processo interessò anche l’area di Trento, e comportò la misurazione e la definizione dei territori pertinenti al nuovo municipium. Vi era però il problema di ridefinire i modi di appropriazione del suolo che erano in vigore presso le singole comunità e i gruppi etnici presenti nella regione, che l’arrivo della civiltà romana avrebbe potuto mettere in discussione: si doveva tenere conto anche di situazioni preesistenti e delle modalità d’uso del suolo vigenti presso le comunità locali. La ricognizione del territorio municipale era d’altronde necessaria per valutare le capacità patrimoniali dei nuovi proprietari, fra i quali sarebbe stata reclutata, su base censitaria, la classe dirigente locale.
La delimitazione catastale interessò sia le aree pianeggianti e pedemontane, sia quelle montuose. I confini nelle aree montane erano segnati da iscrizioni confinarie: ne è un esempio quella incisa su una parete del Monte Pergol in Val Cadino, nella catena del Lagorai, a un’altitudine di 2019 metri, che segnalava il confine tra i municipi di Tridentum e Feltria (Feltre). La delimitazione dei suoli era volta a limitare il rischio di controversie confinarie, tanto fra privati quanto fra comunità limitrofe; l’iscrizione testimonia dell’importanza che per l’economia dei rispettivi municipia rivestiva lo sfruttamento, diretto o indiretto, dei pascoli (pascua) e dei boschi (silvae), seppure situati in aree marginali e di difficile accesso. Si trattava di risorse territoriali di non secondaria importanza, visto che lo sfruttamento dei terreni pubblici era basilare per l’economia delle città antiche, soprattutto in quelle aree, come appunto il Trentino, dove le aree coltivabili erano limitate.
La definizione dei territori di un municipium doveva dunque tenere conto non solo delle aree urbane o suburbane, ma anche di quelle periferiche; quando ciò non avveniva, potevano verificarsi complessi problemi amministrativi e giudiziari, come dimostra il celebre caso delle popolazioni della valle di Non e della Val di Sole, la cui situazione giuridica diverrà oggetto di un provvedimento imperiale specifico.
I terreni pianeggianti o pedemontani, tradizionalmente più adatti alla coltivazione, in Trentino così come altrove rivelano ancora oggi la loro avvenuta messa a coltura in età romana grazie ai prediali, vale a dire i nomi dei fondi (in latino praedia) derivati da quelli dei proprietari originari. La romanizzazione di una regione ne segnava profondamente l’assetto fondiario: i terreni suddivisi fra i proprietari (sia che si trattasse di coloni romani arrivati da fuori, sia di elementi locali in possesso del diritto di proprietà) venivano registrati catastalmente sotto il nome dei rispettivi titolari. I prediali costituiscono dunque una traccia dell’accatastamento avvenuto in età romana e, essendo spesso passati a designare località o centri abitati più o meno grandi, sono a tutt’oggi presenti in misura notevole nella toponomastica italiana; la loro distribuzione e densità possono quindi costituire un indice del livello di romanizzazione di una regione.
Per quanto riguarda le valli del Trentino, varie ricerche toponomastiche hanno individuato una quindicina di prediali in Val Lagarina, quasi quaranta in Val di Sole e nella vicina Val di Rabbi, una trentina nella valle del Sarca, circa venti nella Val di Fiemme; pochi sono invece i prediali presenti nella Val di Non, nelle Giudicarie e nella Val di Ledro. Per quanto concerne l’Alto Adige, il maggior numero di prediali è presente nella conca di Bolzano e nel tratto della Val Venosta tra Bolzano e Merano. La presenza di un gran numero di prediali nella Val Lagarina o nell’area dell’Oltradige di Bolzano è spiegabile con la qualità e la posizione dei terreni agricoli, fertili e facilmente gestibili grazie sia alla presenza di strade, sia alla relativa vicinanza con i centri maggiori.