Trentino
L’adtributio e la tabula clesiana:

Nell’arco alpino vi erano diverse aree, anche vaste, che, pur non essendo comprese entro i confini dei municipia di riferimento, su quelli gravitavano, trovandosi di fatto a dipenderne in virtù di una serie di rapporti e contatti. In queste zone, periferiche ma limitrofe agli agri municipali, erano insediati gruppi etnici che, tradizionalmente estranei all’urbanizzazione e solo marginalmente toccati dalla romanizzazione, erano per lo più destinati a rimanere nello status di peregrini (la condizione giuridica degli abitanti delle province che non godevano dei diritti dei cittadini romani).
Tuttavia, qualora la situazione locale lo richiedesse, a queste popolazioni poteva essere applicata l’adtributio. Si trattava di un istituto mediante il quale esse venivano annesse (“attribuite”, appunto) al municipium di riferimento; in questo modo i gruppi adtributi passavano dalla condizione di peregrini al beneficio dapprima del diritto inferiore (ius Latii), e in seguito della piena cittadinanza romana (optimo iure), con un processo che poteva essere anche molto lungo e che costituiva una sorta di apprendistato all’acquisizione di tutti i diritti dei cittadini romani.
Nel Trentino, zona di frontiera con le regioni alpine di recente conquista, dove la demarcazione fra il territorio municipale e quello provinciale doveva presentare qualche ambiguità, e dove dunque cittadini aventi i pieni diritti si trovavano a convivere con gruppi o elementi di condizione peregrina, si ricorse necessariamente all’adtributio come è testimoniato dalla celebre Tabula Clesiana (CIL V, 5050). Si tratta di un’iscrizione su tavola bronzea, rinvenuta a Cles nel XIX secolo, che riporta un editto dell’imperatore Claudio del 15 marzo del 46 d.C., mediante il quale viene indistintamente concessa la cittadinanza romana di pieno diritto ad alcuni gruppi etnici stanziati nella Val di Non e, presumibilmente, nella Val di Sole (Anauni, Sinduni e Tulliasses), in parte già “annessi” a Tridentum e in parte no. Ciò significa che mentre alcuni degli abitanti di quelle valli (aggregate al capoluogo già nel I secolo a.C., ma evidentemente senza che ciò avesse comportato una precisa ricognizione della realtà territoriale e insediativa locale) dipendevano giuridicamente e politicamente da Tridentum, altri afferivano invece a terreni di proprietà dell’imperatore, o erano stanziati su suoli che condividevano la condizione peregrina della vicina Raetia.
Il territorio adtributus era assimilabile giuridicamente a quello conquistato in guerra (agerex hostibus captus): come conseguenza, le popolazioni che vi abitavano potevano godere dell’utilizzo dei suoli ma dovevano corrispondere un’imposta al municipium di riferimento. Parte dei territori inoltre potevano essere confiscati e diventare proprietà dell’imperatore, che poteva gestirli direttamente, tramite il suo personale, oppure concederli in uso agli stessi abitanti previo pagamento di un’imposta (agri vectigales).
GliAnauni, i Sinduni e i Tulliasses, originariamente di condizione peregrina, avevano probabilmente ottenuto il diritto romano inferiore (ius Latii) in quanto “annessi” a un municipium romano, ma, entro un arco di tempo di pochi decenni, gli scambi e l’inurbamento dovettero produrre la loro completa integrazione con i cittadini tridentini: di qui, l’arrogarsi di diritti che invece spettavano solo ai cives Romani, quali il ricoprire alcune cariche pubbliche o l’essere arruolati nelle truppe d’élite. Con l’editto del 46 d.C., Claudio sanò la posizione di Anauni, Sinduni e Tulliasses concedendo loro indistintamente la cittadinanza romana piena e confermando retroattivamente gli atti da essi intrapresi come cittadini Romani fittizi. Da allora, anch’essi vennero iscritti alla tribù Papiria, come gli abitanti di Trento.
La localizzazione di almeno due dei tre gruppi etnici resta problematica. Mentre infatti per quanto riguarda gli Anauni non sembra dubbio che essi abitassero la Val di Non, che i Sinduni abitassero la Val di Sole resta invece un’ipotesi; lo stesso vale per la collocazione dei Tulliasses, il cui stanziamento nella Val Rendena, da alcuni ipotizzato, implicherebbe che anche l’area del Brenta dipendesse da Tridentum.
Per quanto riguarda il patrimonio imperiale nell’arco alpino, cui si fa menzione nella Tabula Clesiana, esso presumibilmente si formò in gran parte proprio in età augustea, quando le Alpi furono oggetto di conquista a seguito delle varie campagne militari. I terreni di proprietà dell’imperatore godevano dell’extraterritorialità rispetto al territorio delle comunità in cui erano inseriti, erano gestiti da funzionari imperiali e le popolazioni ivi residenti non godevano di quei privilegi che erano concessi invece alle popolazioni adtributae. Fu forse questo il motivo per cui, nel 46 d. C., una parte di Anauni, Sindoni e Tulliasses risultavano non godere neppure dell’adtributio. Infine, le valli annesse a Trento confinavano con aree incluse nelle costituende province della Raetia e del Noricum: esse si prestavano dunque ad essere delle “zone-cuscinetto” tra i municipia della Regio X, abitati da cittadini romani, e le province alpine di recente conquista, abitate da peregrini. L’adtributio, fornendo una condizione giuridica intermedia fra gli uni e gli altri, si rivelava uno strumento prezioso per l’amministrazione e il governo delle aree di confine e dei loro abitanti.