Strade antiche del territorio Trentino e Altoatesino

LE CAMPAGNE MILITARI DI DRUSO, LA VIA AUGUSTA E LA VIA CLAUDIA AUGUSTA (a cura di Pamela Di Cesare e Giordano Gelmi)

Il percorso stradale romano più antico della regione è il tratto che collegava Trento a Verona, che esisteva da quando era stata realizzata la Via Postumia (a partire dal 148 a.C.), la grande strada che collegava Aquileia a Genova e che attraversava da est a ovest tutta la pianura Padana. La Via Postumia toccava Verona attraversando l’Adige: e proprio da qui si staccava un percorso che risaliva il corso del fiume e che permetteva sia di percorrere longitudinalmente la valle dell’Adige, sia di accedere alle principali valli che si affacciavano su di essa. Interventi di ristrutturazione e di ammodernamento della strada dovettero avvenire tra la fine del II e la metà del I secolo a.C., ma i più imponenti probabilmente furono attuati dopo l’incursione dei Cimbri del 102 a.C., che aveva dimostrato tutta l’importanza strategica del percorso della Valle dell’Adige.
Fu durante la campagna militare del 15 a.C. che Druso fece invece realizzare la strada che, proseguendo quella già esistente fra Verona e Trento, risaliva la valle dell’Adige a valicare il Resia come pure, probabilmente, il ramo che invece saliva al Brennero lungo la Val d’Isarco. Testimone indiretto ne è l’iscrizione di Rablà (CIL V, 8003), nella quale si sottolinea l’importanza di questo percorso che, proprio grazie all’“apertura” delle Alpi garantiva i collegamenti fra il Mediterraneo e il Danubio. Il prolungamento dell’antico percorso oltre Tridentum si rese necessario appunto in occasione della campagna militare condotta da Druso, che sfruttò strategicamente i due passi del Resia e del Brennero: le truppe necessitavano di muoversi con facilità e velocemente attraverso il territorio tridentino e i due importanti valichi alpini, i quali costituivano una duplice via di invasione e successivamente di controllo del territorio nemico. La vicinanza dei due passi tra loro favoriva tutto questo processo. Il tracciato della nuova via voluta da Druso dovette in parte ricalcare quello di percorsi preesistenti, di epoca protostorica.
La strada drusiana – che originariamente doveva chiamarsi via Augusta, e che solo dopo la ristrutturazione voluta da Claudio, nel 46-47 d.C., prese il nome di via Claudia Augusta – aveva dunque origine in territorio tridentino e proseguiva verso la piana di Bolzano; qui si divideva in due tronconi, l’uno diretto al passo Resia da dove poi conduceva ad Ausburg (Augusta Vindelicum), l’altro al Brennero, da dove scendeva fino a raggiungere la medesima località. A sud di Tridentum il nuovo tracciato si collegava con la strada che conduceva a Verona; si trattava di un percorso già attivo all’epoca della municipalizzazione di Tridentum, e che portava dunque a quello che era il confine settentrionale dell’Italia romana all’epoca in cui Druso operò nella regione.
La strada verso il nord Europa che passava dal Brennero era facilmente transitabile sia in estate sia in inverno, vista anche la quota non elevatissima del valico. La larghezza e la conformazione geomorfologia della valle dell’Adige favorirono inoltre un uso costante nel corso dei secoli di quel percorso stradale, che costituiva la principale via di comunicazione fra i due versanti delle Alpi.
L’iscrizione del Trofeo delle Alpi di La Turbie nomina le popolazioni attraverso il cui territorio passavano i due rami della nuova strada, popolazioni che grazie alla conquista di quei territori e all’apertura dei nuovi percorsi stradali erano ora in contatto diretto con Roma. Si tratta dei Venostes, localizzati a sud del Resia, degli Isarci e dei Breuni, insediati nella Val d’Isarco e sui due versanti del Brennero. Ma, come già ricordato, la realizzazione di questo nuovo percorso stradale dovette offrire nuove oppportunità anche per gli abitanti di Tridentum e per tutte quelle comunità che si affacciavano sulla valle dell’Adige.
Nel 46-47 d.C. il percorso fatto realizzare da Druso fu potenziato e completato dal figlio, l’imperatore Claudio, e prese il nome di via Claudia Augusta; di questi fatti ci informano l’iscrizione di Rablà (CIL V, 8003) e il cippo di Cesiomaggiore (CIL V, 8002). Si trattava di una delle strade più importanti del mondo romano, sia per la sua funzione strategica, sia per la sua valenza propagandistica. Quest’asse stradale collegava il nord Italia municipale con le regioni danubiane al di là delle Alpi, e con la sua stessa presenza manifestava non solo l’avvenuta pacificazione e sottomissione delle zone alpine, ma anche la volontà di Roma di proiettarsi verso il nord Europa. Una volta completata, la via Claudia Augusta misurava circa 518 Km (350 miglia romane), stando a quanto riportato sul cippo di Cesiomaggiore; va qui detto che il ramo della via che passava attraverso il valico del Brennero, e che può considerarsi una variante della stessa strada, era di ben 118 Km più breve rispetto al percorso attraverso il Resia.