Strade antiche del territorio Trentino e Altoatesino

LA VIABILITÀ NEL MUNICIPIO DI TRIDENTUM. (a cura di Pamela Di Cesare e Giordano Gelmi)
Cippi milliari lungo la Claudia Augusta, pag. 344, Spalla di ponte romano a Lagundo, pag. 27

 

Il nodo centrale della rete stradale dell’intera regione era Tridentum, grazie alla sua posizione strategicamente favorevole per i collegamenti con il nord, il sud e con le valli vicine; va ricordato infatti che non esisteva ancora il centro urbano di Bolzano. A Tridentum si congiungevano i due rami della Via Claudia Augusta, quello Altinate e quello Padano. Che si trattasse di assi stradali di notevole importanza non solo per la regione ma per l’intero impero lo testimoniano successivi interventi di restauro della Via Claudia Augusta, quali quelli dell’inizio del III secolo d.C., epoca degli scontri con Quadi e Marcomanni sul Danubio. Le direttrici stradali verso il Danubio e il nord Europa furono oggetto di un’opera di risistemazione generale, necessaria per gli spostamenti rapidi delle truppe dall’Italia ai paesi d’Oltralpe. Alcuni cippi milliari che risalgono al IV secolo d. C., attestano poi i vari interventi di manutenzione a cui la Via Claudia Augusta fu continuamente sottoposta, evidentemente perché nella tarda età imperiale era ancora assiduamente frequentata e rivestiva un ruolo di estrema importanza.
Importanti testimoni dell’opera di manutenzione delle strade sono proprio i milliari. Alcuni cippi di epoca Severiana (I-II secolo d.C.) testimoniano lo stato di degrado del percorso stradale. Un intervento radicale, che denuncia l’importanza di quest’arteria, fu poi effettuato nell’età di Costantino, verso il 312-313 d.C. A partire da allora furono posti diversi cippi milliari con iscrizioni che testimoniano una cura delle strade, ma anche un intento celebrativo, atto a divulgare l’immagine dell’imperatore di turno. In Trentino e nell’alto veronsese sono stati trovati cippi milliari che ricordano gli imperatori Costantino II, Giuliano, Valentiniano e Graziano, Massimo e Vittore, succedutisi al trono della seconda metà del IV secolo. Gran parte di queste testimonianze riguardano il ramo della strada che sale al Brennero; dalla val Venosta non sono giunti reperti significativi in questo senso e nemmeno le fonti topografiche sono di aiuto. Da ciò sembra di poter dedurre che la via della val Venosta per il Resia era meno usata.
Il tracciato della via Claudia Augusta tra Trento e Verona è riportato in due famosi itinerari stradali di età tardoantica, la Tabula Peutingeriana e l’Itinerarium Antonimi; entrambi questi importanti documenti segnano lungo il percorso le stazioni di Ad Palatium (Ala) e di Sarnis (probabilmente nei pressi di Serravalle). Il percorso della strada lungo la Val Lagarina risulta tuttavia molto difficile da ricostruire, in assenza di materiali archeologici sicuramente attribuibili al tracciato stradale; inoltre, nei secoli l’itinerario è stato probabilmente rettificato più volte, per cui non si può stabilire con sicurezza né quale fosse la sua posizione in rapporto al corso dell’Adige, né come si portasse da un versante all’altro della valle. I cippi milliari, anche quelli celebrativi, sono di grande aiuto in quanto possono dare un’idea dei punti di passaggio chiave della strada. Milliari che scandiscono le distanze che separavano i municipia di Verona e di Tridentum sono stati rinvenuti a Volano (CIL V, 8053), a Marano e a S. Pietro in Bosco di Ala (CIL V, 8051 e 8050), ad Avio (CIL V, 8052) e risalgono tutti al IV secolo d.C.
L’altro ramo della via Claudia Augusta collegava Tridentum con il municipio di Feltria (Feltre) snodandosi lungo la Valsugana. Lungo questo tracciato sorgeva la stazione di Ausugum (Borgo Valsugana), che gravitava sul municipio di Feltre (come dimostra l’iscrizione confinaria sul Monte Pergol). Un cippo milliare relativo al tracciato è stato rinvenuto a Tenna (SI, 1065). Anche questa era una strada di notevole importanza: collegava infatti Tridentum con i centri pedemontani della Venetia e con il Norico.
Da Trento la via Claudia Augusta si dirigeva verso nord, percorrendo un tratto su cui la Tabula Peutingeriana e l’Itinerarium Antonini segnalano la stazione di sosta (mansio) di Endidae (Egna), Pons Drusi (nella piana di Bolzano e che ricorda significativamente l’ideatore del percorso), Sublavio (Ponte Gardena); da lì si staccava il ramo che raggiungeva Augusta Vindelicum valicando il passo del Brennero. La mansio di Pons Drusi non è stata ancora identificata, ma il nome lascia intendere che essa sorgesse nei pressi di un attraversamento fluviale di grande importanza, e doveva essere di servizio per entrambi i rami della via che proseguivano verso nord. Cippi milliari sono stati ritrovati a Castelvetere (IBR 466, 467), a Prato all’Isarco poco oltre Bolzano (CIL V, 8054) e due nella zona di Vipiteno (IBR 462 e 460, AEp, 1982, 730), dove sorgeva una statio.
All’altezza di Sublavio (Ponte Gardena) la strada usciva dal territorio di Tridentum e dall’Italia; dopo poche miglia, da quel se ne diramava un altro, diretto a est, che passava nei pressi di Bressanone, attraversava la Val Pusteria e portava a Aguntum nel Norico (presso l’odierna Lienz); di là si poteva ridiscendere fino ad Aquileia. Della presenza della dogana ci informano tre epigrafi rinvenute a Ponte Gardena (CIL V, 5079; CIL V, 5080; CIL V, 5081), che attestano la presenza di funzionari imperiali che vi operavano.
Dalla piana di Bolzano, l’altro ramo occidentale della via Claudia Augusta deviava verso la Val Venosta per salire al passo di Resia: il cippo celebrativo rinvenuto a Rablà (CIL V, 8003), nei pressi di Merano nel 1552, ricorda i lavori di adeguamento e di completamento voluti dall’imperatore Claudio sulla strada già tracciata da suo padre Druso. L’iscrizione del monumento di Rablà ha un importante significato ideologico e di propaganda: il testo segnalava infatti ai viaggiatori che la guerra alpina di Druso aveva aperto e garantito al transito il collegamento tra il bacino del Po e quello del Danubio, portando all’interno del mondo romano le Alpi e i loro abitanti. Non lontano dal luogo del rinvenimento del cippo di Rablà sorgeva la statio Maiensis, una stazione doganale che segnava il confine tra il municipium di Tridentum e la provincia della Rezia; a confermare la presenza della dogana è anche un’iscrizione (CIL V, 5090) che segala in loco la presenza di un funzionario addetto alla riscossione di una tassa confinaria. Di lì la strada risaliva fino al passo di Resia, con un percorso di difficile ricostruzione, poiché non ha restituito altre testimonianze archeologiche o epigrafiche all’infuori di un cippo trovato tra Lasa e Oris in Val Venosta, privo però di iscrizione.
Nella seconda metà del IV secolo, la via Claudia Augusta ebbe più che mai un ruolo fondamentale, soprattutto militare e politico, in quanto era l’arteria che collegava l’Italia con le regioni settentrionali dell’impero.
In età tardo antica e alto medievale, il tracciato, anche se molto trascurato, non venne mai abbandonato del tutto, cosicché la via romana si mantenne in funzione per secoli e secoli. Che poi Trento, e con esso Verona, mantenessero una funzione strategica di controllo di quest’asse stradale è testimoniato dalle fortificazioni longobarde, di cui fa menzione Paolo Diacono, che sorgevano lungo il percorso della via distrutte nel 590 d.C. dai Franchi.