Strade antiche del territorio Trentino e Altoatesino

LA VIABILITÀ NELL’ALTO GARDA (a cura di Pamela Di Cesare e Giordano Gelmi)

Nel quadro generale della viabilità del territorio trentino, va considerato che la zona sud-occidentale dell’attuale provincia di Trento (Giudicarie, Ledro, bassa pianura del Sarca) era amministrativamente dipendente da Brixia, e le genti che vi abitavano dovevano trovarsi nella condizione di adtributae.
Tridentum era collegata al settore altogardesano attraverso strade il cui percorso è oggi soltanto ipotizzabile, non esistendo dati storici e archeologici certi di una via tra Tridentum e Brixia, città che poteva essere facilmente raggiunta da Verona. Il lago di Garda infatti costituiva, in età romana, un’importante direttrice di traffico, poiché consentiva il raccordo tra l’area alpina e la zona del Po attraverso il fiume Mincio, emissario del bacino benacense, ma anche tra i territori a est e a ovest delle sue sponde, dal momento che a rendere piuttosto agevoli gli spostamenti di uomini e merci tra una riva (quella bresciana) e l’altra (quella veronese) dovevano contribuire in larga misura le corporazioni di battellieri o navicularii (collegia nautarum), attestate da iscrizioni di II secolo d. C. rinvenute a Riva del Garda (località S. Cassiano, CILV, 4990= Inscr. It. 1065) e ad Arco (località Mogno, Inscr. It. 1070), che trovano peraltro corrispondenza con altre tre iscrizioni del veronese (due da Peschiera, CIL V 4015 e 4017, una da S. Colombano, CIL V 4016).
L’Alto Garda era collegato con il ramo Padano della via Claudia Augusta che metteva in comunicazione Hostilia con le zone alpine: si tratta della via Claudia Augusta “Padana”, per distinguerla dalla Claudia Augusta “Altinate”, che partiva da Altino e si congiungeva alla prima all’altezza di Trento. Trento era così collegato al bacino benacense attraverso il percorso sulla sinistra Adige, che toccava Mattarello, Calliano, Volano, Rovereto (già in territorio veronese), e Isera. A quell’altezza si staccava una strada, più o meno all’altezza di Mori, che giungeva fino all’Alto Garda. Il suo percorso da Mori doveva toccare Loppio, Passo S. Giovanni, Nago (necropoli a Castel Penede) e Torbole e pare che coincidesse più o meno con quello attuale. Scendeva quindi verso Riva del Garda, non si sa bene attraverso quale via. E’ stata proposta una discesa lungo la cosiddetta strada della “Masa”, in modo da aggirare da nord il monte Brione. Questo monte infatti, seppure di modesta altezza, non avrebbe potuto permettere il passaggio di una vera e propria strada nella zona in cui le sue pareti cadono a strapiombo sul lago: oggi il varco è reso possibile grazie a gallerie scavate nella roccia, peraltro spesso soggetta a frane che hanno reso necessaria l’installazione di strutture di contenimento paramassi. Gli ingegneri romani avrebbero con grande difficoltà scelto questa via per costruire un percorso agevole. L’aggiramento del monte Brione da nord sembrerebbe dunque più plausibile.
Sul collegamento tra la Valle dell’Adige e il lago di Garda si diramava anche quello con la Val di Gresta, frequentata per l’arrivo della variante che univa la zona a ovest della futura Rovereto con il bacino benacense attraverso Lenzima.
E’ possibile poi pensare all’esistenza di un’altra via che, pur con un tracciato solo ipotizzabile, raggiungesse la valle di Cavedine e quella del Sarca, nella cui parte pianeggiante e sottoposta a centuriazione essa poteva forse coincidere con uno dei confini della maglia centuriata.
Nella piana dell’Alto Garda sono poi stati individuati i resti di alcuni probabili tracciati viari. Uno è stato rintracciato sotto e a fianco della strada provinciale 118 di S. Giorgio (luogo che ha restituito peraltro i resti di un’antica necropoli e di un’area insediativa di tipo rustico) e doveva collegare Riva del Garda con Arco, correndo lungo il lato occidentale della piana. Lungo questo tragitto doveva esserci anche una fornace di laterizi, attestata dal rinvenimento di un tegolone con marchio di fabbrica. Curioso il fatto che proprio in quella zona esista tuttora una fornace.
Da Arco poi, passando a ovest della città, la strada risaliva la Valle del Sarca e, attraversando la zona di Laghel, giungeva a Dro. Da qui partivano due percorsi a mezzacosta: uno si dirigeva verso Calavino, l’altro si metteva in comunicazione con la via proveniente da Cavedine, la quale, passando a monte di Drena, si dirigeva verso Massone, Bolognano e Nago. Si tratta di tracciati che ricalcavano piste protostoriche, poi frequentati fino all’epoca moderna.
La scelta di percorsi di mezzacosta è spiegabile con le condizioni morfologiche del territorio: la presenza di detriti di origine glaciale si aggiungeva a quella di aree paludose che rendevano difficile e poco praticabile un percorso di fondovalle.
Va ricordato infine l’antico percorso che collegava la zona di Riva del Garda con Brescia, risalendo le pendici del monte Englo e attraversando S. Giovanni, Campi, S. Martino, la Bocca di Trat e le valli di Concei, di Ledro e del Chiese.