Fra tardo antico e alto medioevo

Il Cristianesimo nelle vallate trentine:

Verso le valli, dove le credenze popolari e pagane legate alla tradizione rurale erano più forti (al punto che alcune sopravvivono ancora oggi in certi rituali cristiani), la nuova religione si diffuse con grandi difficoltà. In merito, gli studiosi hanno poche testimonianze – sia scritte sia riconducibili a ricerche archeologiche sul campo – alle quali fare riferimento. Tra queste, due lettere di S. Vigilio, una indirizzata a Simpliciano (il vescovo di Milano che succedette ad Ambrogio nel 397 e rimase in carica fino al 400), e l’altra a S. Giovanni Crisostomo (vescovo di Costantinopoli dal 398 al 407), che notificano per la Val di Non (detta allora Anaunia) un contesto profondamente pagano, legato soprattutto al culto di Saturno, e pertanto chiuso e ostile al Cristianesimo (Vigilio, Epistola a Giovanni Crisostomo ed Epistola a Simpliciano). Vigilio vi aveva mandato in qualità di evangelizzatori tre chierici di origine orientale, Sisinnio, Martirio e Alessandro, che nel 397 furono uccisi dagli stessi Anauniensi per linciaggio popolare durante una celebrazione pagana che avevano tentato di interrompere. Ancor oggi il culto dei tre martiri è molto sentito tra i cristiani trentini.
Le testimonianze archeologiche più antiche della diffusione del Cristianesimo nel territorio che gravitava su Tridentum sono relativamente recenti (del VI secolo) e provengono da Riva, Caldonazzo e Mezzocorona: sono resti di chiese, o comunque di ambienti dedicati al culto, iscrizioni funerarie, sarcofagi e sepolture.