Generale
Gli edifici privati:

Tridentum dovette conoscere il suo massimo sviluppo edilizio tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., quando si cominciarono a sfruttare tutte le aree disponibili all’interno delle mura urbiche e ad addossare edifici anche al loro esterno. In questo periodo infatti le ridotte dimensioni dell’abitato costrinsero gli abitanti a sfruttare, per l’espansione edilizia, anche le aree extra moenia. A favorire una tale crescita del centro urbano dovette contribuire in modo deciso l’inurbamento delle popolazioni che abitavano le valli vicine, sulle quali il capoluogo esercitava una forte attrazione: una situazione che nei suoi effetti estremi sembra bene delineata dal testo della Tabula Clesiana. In questo quadro si inserisce la villa di via Rosmini, venuta alla luce nel 1958 nella zona occidentale della città, in un’area fuori le mura che doveva ospitare un quartiere signorile, come dimostrano altri scavi condotti negli anni ‘90. La villa, che occupa circa m2300, pare databile alla prima metà II secolo d.C. Negli ultimi venticinque anni sono stati riportati alla luce resti significativi di abitazioni le cui caratteristiche riconducono alla tipologia della domus romana: in genere, la tecnica costruttiva e la tipologia architettonica sono quelli propri dell’edilizia romana delle città dell’Italia settentrionale. Nell’area in cui sorge palazzo Tabarelli è stato rinvenuto agli inizi degli anni ’80 un edificio di m2300, che dovrebbe risalire alla metà del I secolo d.C.; i resti di un’altra domus - che potrebbero risalire nella loro fase più antica alla prima età imperiale - sono emersi durante gli scavi sotto il teatro Sociale, mentre nei pressi di palazzo Crivelli è venuta alla luce una domus signorile, che sorgeva a ridosso delle mura meridionali della città.