Trento - Fra tardo antico e medioevo
Gli interventi di Teoderico nel territorio di Tridentum
Alcune disposizioni di Teoderico all’inizio del VI secolo (tra il 507 e il 511) stabilivano che Goti e Romani costruissero in via preventiva castelli per assicurarsi un rifugio in caso di attacco da parte di popolazioni straniere (Cassiodoro, Variae, III, 48); in particolare Cassiodoro parla di un castellum Verruca, situato in un'ansa dell'Adige, che doveva disporre di abitazioni (domicilia) per la popolazione locale. Il castellum Verruca viene generalmente identificato con il Doss Trento, sulla base sia della descrizione che ne dà Cassiodoro, sia di alcuni tratti di mura tardoantiche rinvenuti nella zona di Piedicastello; tuttavia, nel testo non vengono nominati né la città, né il suo territorio, il che impedisce di escludere che la fortezza sorgesse invece lungo l'alto corso del fiume, più vicino al confine retico. Il castellum Verruca sopravvisse in età longobarda: lo storico Paolo Diacono lo cita come castrum Ferruge (Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, III, 31). Ancora Cassiodoro informa di una singolare richiesta inoltrata diversi anni dopo (intorno al 523-526) da Teoderico ai possessores di Feltre: i Feltrini furono invitati a collaborare con i Tridentini nella costruzione di un nuovo centro abitato (civitas: Cassiodoro, Variae, V, 9), a tutt'oggi non identificato, ma probabilmente collocabile all'inizio della Valsugana, dove correva il confine fra il territorio di Trento e quello di Feltre. Lo stesso autore attesta inoltre che, circa dieci anni più tardi (nel 535-536), nei pressi di Trento sorgeva un granaio pubblico (horreum): si trattava di un complesso di edifici adibiti all'immagazzinamento e alla custodia delle quote di grano che i contribuenti locali erano tenuti a versare come tassazione (Cassiodoro, Variae, X, 27). Da Cassiodoro sappiamo anche che, sempre tra il 507 e il 511, Teoderico raccomandò al dux delle due Rezie Servatus di intervenire contro le razzie che la popolazione alpina dei Breoni (o Breuni) compiva nella Rezia meridionale, al confine con la regione tridentina (Cassiodoro, Variae, I, 11); la provincia delle due Rezie, ridotta di superficie rispetto ai secoli precedenti, era affidata a un unico comandante con poteri sia militari sia civili, il cui compito principale era appunto quello di controllare i confini, evitando incursioni dall'esterno come pure fuoriuscite indiscriminate dall'interno, e di garantire la pacifica convivenza fra soldati e civili imponendo il rispetto delle leggi (Cassiodoro, Variae, VII, 4).
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