Storia della romanizzazione del territorio
Il ruolo delle strade
Lo strumento primario che consentì la piena percorribilità delle Alpi e la graduale integrazione delle popolazioni che le abitavano all’interno della civiltà di Roma fu la costruzione delle grandi strade che valicavano i passi collegando i due versanti della catena alpina. Il valore epocale della piena agibilità dei valichi, raggiunta grazie agli imponenti lavori edilizi voluti da Augusto, è pienamente compreso dal geografo Strabone (IV 6, 6-7), che significativamente collega la sicurezza dei percorsi stradali alpini, tracciati grazie alla grande tecnica edilizia romana in un ambiente naturale ostile, con l’assoggettamento delle popolazioni locali, alle quali era stato di fatto tolto il controllo dei transiti. L’inizio delle campagne militari procedette di pari passo con la costruzione dei tracciati stradali, necessari alla penetrazione delle truppe e al traffico pesante dei carriaggi militari.. Questo processo coinvolse ovviamente i passi del Brennero (m 1370) e del Resia (m 1507), quando nell’attuale Alto Adige si svolsero le principali operazioni militari del 15 a.C. La strada che, proseguendo quella già esistente fra Verona e Trento, risaliva la valle dell’Adige a valicare il Resia (come pure, probabilmente, il ramo che invece saliva al Brennero lungo la Val d’Isarco) fu realizzata su iniziativa di Druso, come testimonia l’iscrizione di Rablà (CIL V, 8003), dove si sottolinea l’importanza di un percorso che, dopo l’“apertura” delle Alpi grazie alla guerra, garantiva i collegamenti fra il Mediterraneo e il Danubio. La strada drusiana – che originariamente doveva chiamarsi via Augusta, e che solo dopo la ristrutturazione voluta da Claudio prese il nome di via Claudia Augusta – aveva origine in territorio ancora tridentino e proseguiva verso la piana di Bolzano; qui si divideva in due tronconi, l’uno diretto al passo Resia da dove poi conduceva ad Ausburg (Augusta Vindelicum), l’altro al Brennero, da dove scendeva fino a raggiungere egualmente Augusta Vindelicum. L’iscrizione del Trofeo delle Alpi di La Turbie nomina anche le popolazioni attraverso il cui territorio passavano i due rami della nuova strada: i Venostes, localizzati a sud del Resia; gli Isarci e i Breuni, insediati nella Val d’Isarco e sui due versanti del Brennero, e probabilmente i Brixenetes. A sud il nuovo tracciato si collegava con la strada che congiungeva Verona a Trento e che diventerà in seguito uno dei due rami della Via Claudia Augusta; si trattava di un percorso già attivò all’epoca della municipalizzazione di Tridentum, e che portava dunque a quello che era all’epoca il confine settentrionale dell’Italia romana. Il prolungamento di questo percorso oltre il municipium di Tridentum si rese necessario appunto in occasione della campagna militare condotta da Druso, che sfruttò strategicamente i due passi del Resia e del Brennero: le truppe necessitavano di muoversi con facilità e velocemente attraverso il territorio tridentino e i due importanti valichi alpini, inoltre permetteva una duplice via di invasione, e successivamente di controllo del territorio nemico, favorito dalla vicinanza dei due passi tra di loro. Il tracciato della nuova via voluta da Druso dovette in parte ricalcare quello di percorsi preesistenti.
Pagine collegate:
Carta storica strade romane
Strabone
Iscrizione di Rablà