Storia della romanizzazione del territorio
La società
Non solo il capoluogo, ma l’intera regione ha restituito testimonianze relative a funzionari imperiali, soldati, membri di collegi sacerdotali, che permettono una seppur esigua panoramica delle risorse umane del territorio e lasciano intuire quale fosse il livello di romanizzazione raggiunto anche da alcune valli, dove gli elementi culturali portati da Roma si erano fusi con quelli autoctoni di derivazione retica e celtica. La condizione di area di confine che caratterizzava il Trentino è ben testimoniata da alcune testimonianze epigrafiche relative alle stazioni doganali presenti sul territorio e ai funzionari che vi operavano. La dogana situata a Sublavio (Ponte Gardena in Val d’Isarco) ci è nota da tre iscrizioni (CIL V, 5079, 5080 e 5081): le prime due furono poste dal cassiere (arcarius) Festinus, con una dedica a Iside, l’altra, dedicata a Marte, dallo schiavo Mercurialis, impiegato come amministratore. La statio (dogana) Maiensis, situata all’imbocco della Val Venosta, ci è nota da un’iscrizione rinvenuta a Parcines (presso Merano), posta dal liberto imperiale Aetetus, dirigente del posto di dogana e addetto alla riscossione della tassa sulle merci in transito (la quadragesima Galliarum) (CIL V, 5090). Sempre dalla Val Venosta, da Nalles, proviene un’iscrizione relativa al culto dell’imperatore, posta dal sacerdote locale (seviro) Marcus Baetutius Firminus (CIL V, 5085); anche Caius Lucretius Erasmus, originario dell’area gardesana e dunque cittadino bresciano, era entrato nel collegio dei sacerdoti preposti al culto imperiale, svolgendo le sue funzioni di seviro a Brixia e a Tridentum (CIL V, 4439). Dalla Tabula Clesiana abbiamo notizia di valligiani che, benché sprovvisti della cittadinanza romana, erano riusciti ad arruolarsi a Roma nella guardia pretoriana, evidentemente attratti dai numerosi benefici che ne sarebbero derivati, tra cui quello di potere, una volta congedati, tornare al paese forniti di un buon gruzzolo e di un sicuro prestigio; sono in effetti attestati due Anauni, Caius Valerius Firmus e Lucius Scantius Crescens (CIL V, 5071-5072), che nel I secolo d. C. militarono entrambi fra i pretoriani (il secondo addirittura faceva parte del corpo scelto che fungeva da guardia dell’imperatore). Era d’altronde possibile, arruolandosi nelle truppe ausiliarie, dove il possesso della cittadinanza romana non era richiesto, ottenerla all’atto del congedo. Questo dovette essere il caso di Iulius Edurinus, che dopo aver prestato servizio in una coorte di ausiliari fece ritorno a Vervò, in Val di Non (CIL V, 5062). Anaune, di Sanzeno, era anche Titus Aurelius Moravescus Servanus (il nome tradisce l’origine indigena), che aveva militato nella legione XXX Ulpia e aveva raggiunto il grado di assistente del comandante (beneficiarius tribuni). Nella stessa legione militò anche Marcus Ulpius Bellicus, originario delle Valli Giudicarie e dunque cittadino di Brescia. Dall’area gardesana provenivano Marcus Mutellius (CIL V, 4987), veterano della legione X, Staius Primus (CIL V, 4988), della XXII Primigenia, e Cassius Ligo, della VIII Augusta (AEp 1904,187). Le legioni erano disseminate nei vari angoli dell’impero: così altri due Nonesi (di uno solo, Valerius Valentinus, che si dichiara civis Anaunus, conosciamo il nome) nel corso del III secolo svolsero il servizio militare presso la legione III Augusta, di stanza a Lambaesis, in Africa settentrionale.
Pagine collegate:
Epigrafe Iside (Ponte Gardena)
Epigrafe Iside (Ponte Gardena) 2
Epigrafe Marte (Ponte Gardena)
Epigrafe Aeteto (Parcines)
Epigrafe Lucio Scantio Crescente
Epigrafe Gaio Valerio Quintino
Epigrafe Marco Mutelio
Epigrafe Staio